L’amore ai tempi dei meme

L’amore ai tempi dei meme

Facebook, similmente alla Gallia di Giulio Cesare, è principalmente composto da tre entità: utenti carichi d’odio, campagne elettorali/commerciali, e pagine di meme su argomenti seri e buffi.

Tra quest’ultime abbiamo una vasta selezione per ogni gusto e desiderio, dalle facoltà universitarie agli ex stronzi, dalle differenze nord/sud fino a serie TV e film, passando per l’attualità. La pagina Logo Comune, in particolare, fa parte di quel sottoinsieme di pagine di meme a tema politico, distinguendosi per l’alta qualità della sua produzione artistica, la sottigliezza delle battute e delle riflessioni che produce sugli scenari e i retroscena, e per aver creato la storia d’amore più travagliata e intensa degli ultimi anni.

I Paolo e Francesca 2.0 sono due personaggi molto apprezzati dalle rispettive barricate politiche: Alessandro Di Battista (“Dibba”), megafono di strada e uomo simbolo del fronte populista del Movimento 5 Stelle, e Maria Elena Boschi (“MEB”), braccio destro di Renzi, attualmente Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio ed ex ministra per le Riforme (sotto il suo nome era passata la riforma costituzionale bocciata dal referendum del 4 dicembre).

Nella vita reale i due non riescono nemmeno a vedersi, letteralmente e metaforicamente. Di Battista ha lanciato diverse accuse pubbliche nei confronti della Boschi, in merito principalmente alla vicenda di Banca Etruria, e l’ha più volte sfidata a confronti pubblici sui temi bancari e politici; la ex-ministra ha sempre glissato le accuse e minimizzato l’avversario, ignorando le sue intimidazioni e procedendo imperterrita nel suo lavoro.

Ma la vita reale non basta, e non soddisfa le esigenze di retroscena, delle anime dietro il gioco politico, di sentimenti nel mare del cinismo parlamentare. E così Logo Comune, sostenuto da una fanbase affezionata (alla quale modestamente appartengo), ha immaginato un mondo in cui Dibba e MEB sono in realtà profondamente innamorati, e però diversi muri mentali, fisici e sociopolitici impediscono il coronamento del loro amore. Il loro travaglio relazionale prosegue tanto nelle pagine fanfiction, quanto nei collegamenti coi fatti di cronaca: basta una frase, un tweet, una dichiarazione da un palco che su Logo Comune le frecce di Cupido fremono, i fan impazziscono, i cuori palpitano e le lacrime scendono.

Nella finzione, tutto è cominciato una mattina in cui i due, rinchiusi malauguratamente in un ascensore degli studi di La7, hanno trovato il coraggio di confessare l’inconfessabile: un’attrazione segreta, prorompente, eppure impossibile da vivere alla luce del sole. E così hanno proseguito i loro scambi clandestini, in mesi e mesi di chat su WhatsApp (finte, eppure così vere nella loro pienezza), in cui emergono delle profonde sfumature e contraddizioni negli animi dei Romeo e Giulietta di Montecitorio, in mezzo ai loro errori e desideri. Dibba è il Batman dei sentimenti: di giorno feroce oppositore di qualunque cosa abbia anche solo l’odore del PD, di notte un goffo ragazzotto di periferia innamorato della fanciulla più bella della scuola, ma incapace di gettarsi tutto alle spalle e seguire il suo istinto. MEB, al contrario, è una donna indipendente che ha dovuto farsi strada in un mondo a lei ostile con la forza del suo carattere e la tenacia delle sue idee, che al cospetto del Dibba ha scoperto il calore dell’amore incondizionato. I due vorrebbero mollare tutto, rinunciare a vuote ambizioni di potere per gioire anche di pochi attimi felici, ma non col rischio del rifiuto, del ritiro all’ultimo secondo, delle accuse delle rispettive famiglie politiche.A questo punto, la domanda è evidente: perché questo successo? Cosa ha reso la fanfiction sull’amore impossibile tra Dibba e MEB un piccolo gioiello nel sottobosco dei meme politici italiani? Per rispondere a questa domanda conviene fare una piccola digressione, in direzione Stati Uniti.

Durante la campagna presidenziale del 2016, i toni del confronto politico si sono fatti aspri e violenti. Mai come nello scontro Clinton-Trump abbiamo visto una sfida senza quartiere, con accuse feroci e rotture nette nell’elettorato, e ciò si è inevitabilmente riflesso nei tre dibattiti presidenziali; il secondo di questi, in particolare, prevedeva lo snodamento del confronto attraverso domande del pubblico, che toccavano tutti gli argomenti caldi, dall’immigrazione all’ambiente al rilancio economico.

L’ultima domanda posta, però, è quella che più di tutte mi ha colpito: è stato chiesto ai due contendenti di nominare almeno una cosa che rispettavano nell’altro. Hillary Clinton ha dichiarato di rispettare i figli di Trump, mentre il tycoon ha detto di rispettare la tenacia e la combattività dell’avversaria.

Trovo che la domanda finale di quel dibattito, e la fanfiction su Di Battista e Boschi, mettano in evidenza la mancanza di valori positivi nel gioco politico, in un mondo in cui il confronto è polarizzato in tribù in perenne guerra mediatica, sostenute da un cieco tifo da parte di elettori interessati principalmente al sangue che scorre e meno ai contenuti: il rispetto dell’avversario, e la coscienza di sapere di star combattendo per i propri ideali in una sfida leale e corretta, in cui la vittoria e la sconfitta sono degli eventi ciclici, non la pietra tombale che definisce la verità assoluta, o la supremazia eterna. L’amore, nelle storie di Logo Comune, non è solo la causa dello struggimento di Dibba e MEB, ma anche la spinta che porta al riavvicinamento, al confronto reale e scevro di sovrastrutture, al desiderio di mettere per un attimo da parte l’astio delle idee e cercare di vedere al di là dell’opacità della retorica, sfiorandosi leggermente per sentire che esiste un cuore oltre l’ostacolo.

Le storie di Dibba e MEB, pur rimanendo storie, non giungono mai alla pace eterna, con l’illusione di eliminare ogni differenza e conflitto; al contrario, è proprio il conflitto a renderle intense, realistiche, riconoscibili e paragonabili alle nostre vite. I due innamorati soffrono perché sanno di essere diversi, di essere destinati a rimanere separati, ed è proprio in quel momento che si elevano a metafora del confronto rispettoso, dell’onore che contraddistingue i veri politici. Così, quando Dibba non riesce a capire i non-detti di MEB tra le righe di WhatsApp, da un lato ridiamo del “reprobo” pentastellato, dall’altro desideriamo che quelle chat esistano davvero, per sognare una lieve brezza di umanità dove non sembra regnare altro che un sadico, cinico opportunismo.
In fondo, io credo nel loro amore, e in quello che rappresenta.

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Qui la fanfiction originale e tutte le chat tra i due amanti

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