Phazyo, il black humour, e dove l’ironia diventa odio

Phazyo, il black humour, e dove l’ironia diventa odio

“Fabio Fazio si incula da solo con un sofisticato sistema di specchi e leve”

Il “sofisticato” è stato di volta in volta cambiato in altri aggettivi, per aggirare le decine di ban che a fasi alterne si sono abbattute su questa piccola pagina Facebook, sopravvissuta comunque nel tempo e che, ad oggi mentre scrivo, è presente solo come Phazyo.

Nata inizialmente come una delle tante pagine di meme politicamente scorretti, Phazyo è negli anni evoluto in qualcosa di più complesso, tale da renderlo un unicum nel variegato panorama del black humour italiano. L’autore non si è occupato infatti solo di fotomontaggi di bassa qualità con battute sui politici, i napoletani e gli immigrati; la sua arte principale è quella narrativa, impressa nei bit attraverso storie brevi. Phazyo ha dato risalto al suo talento con racconti a metà tra l’humour nero, l’horror, il satirico e l’assurdo, fino a sviluppare negli anni non solo uno stile riconoscibile, ma addirittura una saga intrecciata da molteplici storie e persino una cosmogonia, ispirata tanto dalle vicende della politica, del costume e dell’attualità italiana quanto dai recessi più oscuri dell’animo umano.

Ma di che parla Phazyo? È difficile classificarlo in un solo genere, ma alcuni pattern tornano più spesso di altri. Le storie di Phazyo hanno quasi sempre come protagonisti personaggi della politica, del costume, dello spettacolo, o in generale della cultura televisiva e popolare italiani, impegnati in qualche vicenda dalle tonalità horror che, nel finale, fa emergere un retroscena mostruoso eppure al contempo affascinante. Abbiamo ad esempio il Generale Rana (Angelino Alfano) che guida le “armate batracide” nella saga Una canzone di sfoglia e morte, o Matteo Renzi che è in realtà una primordiale lumaca gigante, e ovviamente Fabio Fazio, personaggio dalle complesse sfumature nascoste dietro la maschera di pallido e innocuo conduttore televisivo, che confronta i suoi lati oscuri attraverso le storie che lo ritraggono contro la sua nemesi, il “Vile” mutaforma Ezio Greggio.

(il Caps Lock è tipico dello stile phazyano)

Arrivati a questo punto, è forte la tentazione di bollare il tutto come una cazzata adolescenziale, figlia di un desiderio onanistico di godere della profanazione fine a sé stessa, come quando i bambini ripetono “cacca” solo perché è una parola che fa ridere. Phazyo attacca senza pietà i nostri riferimenti culturali, li squarta attraverso la penna, li costringe in fili da burattinaio che tira con sadismo, gusto della dissacrazione e del ribaltamento dei livelli, tali per cui alla fine il mondo e i personaggi sono resi talmente inumani da costringerci a sospendere ogni forma d’incredulità. Non ci stupisce più, quindi, che Salvini abbia la “passerina irritata”, che Giovanni Rana sia un semidio che intesse la materia universale attraverso la sfoglia e i tortelli, che Povia viaggi nel tempo, o che Berlusconi si lasci andare a romantiche riflessioni sull’Italia.

Ma la profondità della narrativa phazyana non è questa. E ancor prima che nei contenuti, lo si evince dallo stile. I riferimenti letterari di Phazyo sono tanti ed è impossibile citarli tutti, ma uno è essenziale per capirne l’ossatura: Howard Phillips Lovecraft, ritenuto universalmente il creatore del genere horror insieme ad Edgar Allan Poe. Le storie brevi lovecraftiane hanno tantissimo in comune con quelle phazyane: inizio lento, descrizioni attente, corpo centrale accompagnato adagio fino a rapidissimi crescendi e al climax, che svelano le inenarrabili mostruosità celate dietro sottili veli a malapena afferrabili dalla nostra mente. Quasi ogni storia phazyana segue questa linea, che pur non puntando a mostrare cose in sé terrorizzanti, conduce a sempre nuove fantasie, che siano una nuova forma fisica dei personaggi, una profonda verità enunciata da uno di essi, o il semplice divertimento del vedere il protagonista di turno frullato da scenari inverosimili.

Il tutto intermezzato da post in cui l’admin-Phazyo parla di attualità, così che non sempre riusciamo a separare lo scrittore dal commentatore, l’orrido artista dal cinico osservatore.

Il grosso problema di chi, come Phazyo, scrive battute o storie di humour nero è trovare il confine che separa l’offesa gratuita dallo scherzo, la gag divertente dall’ennesima frase stereotipata e offensiva. Fin troppo spesso vediamo gruppi o singoli che sparano a zero su qualsiasi persona o categoria, trincerandosi dietro al diritto di satira e usandolo come scudo per giustificare ogni nefandezza retorica: ne sono esempio i gruppi di estrema destra/sinistra (in particolare la cosiddetta alt-right e il suo uso politico di meme come Pepe the Frog), i gruppi misogini, xenofobi, antisemiti, ma anche chi scherza sui genocidi, le guerre, il cancro, le religioni, e non lo fa solo per fare una battuta bastarda e storcere il naso agli amici, ma col subdolo obiettivo di veicolare dell’odio non esprimibile altrimenti, poiché incontrerebbe l’immediato sdegno e censura.

In questo contesto, subentra poi la meno evidente componente di rischio: chi, ad esempio, fa una battuta sugli handicappati sa inevitabilmente di star rischiando che qualcuno si offenda, in quanto disabile o parente/amico di portatore di handicap: è la spezia che insaporisce il proibito, non necessariamente parte del gioco, ma ricercata specialmente da chi utilizza l’humour nero al fine di sfogare la propria avversione. Se la categoria attaccata si offende, si è colpito proprio dove si voleva.

Molta della forza dietro l’humour nero risiede, non a caso, nel piacere perverso di fare ciò che culturalmente è considerato tabù; il nutrimento di chi profana ogni cosa sta nella certezza della sua condanna morale, tanto che se diventa accettabile, non è più divertente. Il buon autore di storie o satira nera non è però quello che alza l’asticella della tolleranza sempre più in alto, inseguendo una vana corsa a chi la spara più grossa fino a diventare puro artificio di turpiloquio e oscenità, ma quello che riesce a trovare modi sempre più originali di attingere allo stesso pozzo, senza annoiare con immagini trite e ritrite, e senza sconfinare nell’odio. Phazyo non è infatti un grande narratore perché è più malvagio di altri: lo è perché ha molte più frecce puntate sullo stesso bersaglio.

Il punto è che, per quanto possa risultare intollerabile, lo humour nero deriva da paludi di oscurità che fanno parte dell’animo umano, inscindibili anche dalle personalità più buone e altruiste. La differenza è che ognuno di noi ha diverse soglie della dissacrazione, più o meno alte, ed è quasi impossibile trovare due individui che hanno gli stessi criteri di tolleranza, e anche i più cinici del pianeta hanno, in cuor loro, un argomento verso cui sono istintivamente più suscettibili. E non c’è nulla di male a scherzare sugli orrori del mondo o sporcare le cose pure, fintantoché sappiamo distinguere i piani di lettura e non intacchiamo la nostra empatia: l’appassionato di humour nero non è per forza una brutta persona, così come un appassionato di armi non è per forza un potenziale omicida, quel che conta è che le battute non nascondano qualcosa che si desidera.

Phazyo è, per queste ragioni, difficile da collocare universalmente, poiché si inserisce in un ginepraio umoristico in cui ognuno può singolarmente definirlo genio, stronzo, osceno, simpatico o banale. Dal mio canto, ritengo che, pur nella schiettezza della sua iconoclastia e nella violenza horror della sua estetica, Phazyo lasci ad intendere come il suo umorismo non sia intrinsecamente offensivo, ma trovi solo divertente (quasi a livello infantile) giostrarsi con la crudeltà e divertirsi nell’abbattere i muri della serietà, lasciando sottotraccia il messaggio che sì, sta scrivendo cose brutali e sverginanti, ma domani andrà a lavorare come tutti noi, a soffrire ed essere felice, emozionarsi e arrabbiarsi, a vivere una vita normale con le sue gioie e i suoi demoni.

Senza inquinare la realtà.

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Siccome negli anni la pagina principale è stata bannata più e più volte, Phazyo ha raccolto molte delle sue storie in questo blog

Qui, inoltre, lascio il canale di Gabriele Rubini, che ha girato video in cui fa la narrazione teatrale di alcune storie di Phazyo

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