Diego Bianchi, posa per i fotografi in occasione della conferenza stampa di presentazione del programma televisivo di La7 ''Propaganda'', Roma, 28 settembre 2017. ANSA/GIORGIO ONORATI

Diego Bianchi fa Propaganda

«Bene. E perché non sai un cazzo di politica?»

«Perché è difficile, papà. E noiosa»

«Allora vuoi aiutare il tuo paese a patto che non sia una cosa difficile o noiosa?»

Nelle parole della figlia di Nick Banana troviamo una verità difficile da eludere. Capire la politica nel 2018 richiede, oltre che interesse, una certa dose di pazienza, impegno, voglia di immergersi in quintali di merda, litigate, demagogia e fake news, un clima sociale pronto a esplodere alla prima miccia, sia essa cronaca o un qualche bit su Internet. Affrontare la complessità richiede studio complesso, ma anche la capacità di esporlo in maniera efficace ed accattivante.

Propaganda Live tenta questa impresa titanica ponendosi nel mezzo, mostrando e commentando l’attualità saltando tra servizi sul campo, viaggi nel mondo, tweet, meme e selfie sui social network, analisi complesse, video cazzoni, interviste schiette e dirette. Fa ciò che deve fare la televisione, ma che in televisione avevano smesso di fare da molti anni.

Non a caso, la miglior definizione su Propaganda Live l’ha data un insospettabile critico televisivo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “sguardo scanzonato, ma mai banale”. Il giornalismo e l’intrattenimento si mescolano, si scavalcano, si inseguono e ritornano indietro, mostrando allo spettatore un prodotto che non ambisce mai alla pomposità istituzionale di un talk show, né si ferma alla satira politica, non facendosi incasellare in decine di altri formati ben noti all’annoiato pubblico italiano. Propaganda Live si erge in un’oasi di felice dove nessuno ha ancora replicato il format, perché nessuno ha avuto l’ambizione e la sfrontatezza di conquistare il pubblico con la fatica dell’umanità.

Il conduttore Diego Bianchi, in arte Zoro, è un giornalista “fatto da sé”, partito da collaborazioni coi quotidiani, raggiungendo la notorietà nella giungla del blogging degli anni 2000 (quando “tutti avevano un blog”, ma solo Beppe Grillo, Zoro stesso e pochi altri li hanno fatti fruttare), per poi sbarcare su La7 e su Rai3, dove prima collaborerà con Serena Dandini e poi avrà un programma tutto suo, Gazebo, insieme a un affiatato team che diventa presto anche amico dello spettatore. Per citare solo i più frequenti, Zoro si fa affiancare come ospiti fissi il fumettista Marco D’Ambrosio “Makkox”, il tassista prestato alla satira Mirko Matteucci “Missouri4”, il direttore de L’Espresso Marco Damilano, la giornalista de La Stampa Francesca Schianchi. È il gruppo a farla da padrona, più che il carisma di Diego Bianchi, e la collegialità dialettica alimenta un continuo dibattito e scambio di battute, spesso anche in dialetto romano e napoletano, o con uso di linguaggi non strettamente televisivi, a riprova non tanto della venatura popolana, ma della consapevolezza che la chiarezza è preferibile a una finta verbosità (memorabile per me, ad esempio, è il momento in cui Zoro spiegò un pubblico di un milione di persone cosa significasse “GILF”).

Diego Bianchi e il suo gruppo-famiglia, prima di ricevere tre ore di prima serata su La7, hanno vissuto altre due vite televisive. La prima risale al sopracitato Gazebo, il cui format era quasi identico a Propaganda Live ma tempo, budget e momento di esposizione (seconda serata, dopo mezzanotte) lo rendevano uno show di nicchia, quasi volontariamente nascosto agli occhi del telespettatore di Rai3. Le inquadrature centrate sul maxi-schermo ad altezza uomo, un pubblico a semicerchio intorno ai protagonisti di scena, accompagnati dalla musica dal vivo, erano tutti ingredienti a favore di un’intimità scenica quasi familiare, che Diego Bianchi portava una o due sere a settimana, provando a riassumere e raccontare i punti salienti degli ultimi giorni. Nella seconda vita, la Rai ha provato a lanciare la novità nel pre-serale, mezz’ora al giorno, in un Gazebo Social News che non ha convinto né gli spettatori nuovi, né i veterani, né tantomeno i creatori, appiattiti nella sola versione social del programma e castrati nella produzione di contenuti di più ampio respiro.

In Propaganda Live viaggiano due filoni narrativi. Il primo è quello della percezione, dove i post, i tweet e relative risposte tracciano un quadro su come un tema viene vissuto, dibattuto e conteso tra le parti politiche e la società civile, quale che sia la verità dei fatti. Internet, la giungla moderna per eccellenza, è analizzato tramite la sua vetrina social, sia nella pura macchina propagandistica che nella vivace creatività. Il secondo filone è invece ancorato alla realtà, con viaggi, report e inchieste sul campo, guidate dallo stesso Diego Bianchi e da suoi fidati compagni, in ogni angolo d’Italia e del mondo, in posti famosi, in grandi scenari o in piccoli angoli, da politici in vista alle manifestazioni di protesta. Propaganda Live vive interamente la contemporaneità, dove alto e basso si incontrano ma non si distinguono, ogni tassello fa la sua parte, ha pari dignità, e contribuisce a colorare il mondo che viviamo. Lo stesso Diego Bianchi, rispondendo ad una critica-diatriba con Marco Travaglio, specifica come: “Il passaggio su ‘chi pensa di fare informazione a colpi di show, magliette e tweet e chi prova a farla documentandosi e studiando’ mi trova d’accordo. All’analisi e alla critica di questo deplorevole andazzo abbiamo dedicato una trasmissione tv nonché il nome della stessa”.

Da questo punto di vista, Propaganda Live non si pone come contenitore neutro di notizie e fatti, e scrive il racconto degli eventi con un’impronta dichiaratamente di sinistra. Tuttavia, Zoro e il suo team fanno Propaganda Live, ma non propaganda; raccontano un mondo con i loro occhiali, ma senza forzarli indosso a nessuno. Al telespettatore dicono: “Noi abbiamo questo approccio, non intendiamo prenderti in giro, e tu non devi per forza essere d’accordo con noi”. Un esempio memorabile del cuore a sinistra è la lunga intervista di Zoro ad Alessandro Di Battista, qualche mese prima delle elezioni del 2018: quasi un’ora in cui, oltre a toccare i temi più scottanti, si evidenzia l’enorme infervoramento di Zoro sui temi cari alla sinistra, e un Di Battista che regge il confronto, con enorme rispetto (a mio avviso, insieme al leggendario match Santoro-Berlusconi, questa è una delle migliori interviste politiche degli ultimi dieci anni).

La sinistra di Propaganda Live è fortemente legata ai diritti e alle persone, e in particolare al tema migratorio, dove per anni si sono spesi quando ne parlavano in pochi, e hanno continuato l’approfondimento anche quando non era popolare farlo (ad esempio imbarcandosi sulla nave della ONG Aquarius, giusto qualche mese prima che diventasse la bestia nera del ministro Salvini). È una sinistra spesso additata come “radical chic” o “buonista”, qualunque accezione abbiano questi due termini, che non vacilla di fronte al passaggio del tempo ma che si adatta e cambia con esso, non restando a Marx e Berlinguer, ma nemmeno arrendendosi alla parcellizzazione e insignificanza elettorale di questo momento storico.

È una sinistra a tratti vetusta, ma che sa portare temi sociali immortali e nuovi, aiutata dalla vicinanza coi già citati social network e alla folta schiera di protagonisti di quest’area politica (Roberto Saviano, Laura Boldrini, Marco Damilano, e più di recente altri come Mimmo Lucano o Aboubakar Soumaoro). Propaganda Live fa il lavoro d’indagine “sul campo” che la sinistra istituzionale non fa da anni, immersa nella difficoltà di rendersi più appetibile ai suoi elettori e, soprattutto, di capire quale sia il suo elettorato. Zoro e il suo gruppo non hanno il peso di cercare un seggio in Parlamento, e hanno mani e cervelli liberi di raccontare il mondo dal loro punto di vista, pur rendendosi aperti a qualsiasi pubblico.

Ed è proprio la loro trasparenza, schiettezza e familiarità, a dare una forza intrinseca a un format originale, ma comunque facile da apprezzare e seguire. Propaganda Live ha rivitalizzato il modo di fare informazione leggera in Italia, senza sminuire il peso degli argomenti, e affrontandoli con un tratto riconoscibile e mirato.

Propaganda Live ha ancora molto da dare, in attesa di nuove persone con cui condividerle.

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