Netflix tra i conigli: analisi di un adattamento

Netflix tra i conigli: analisi di un adattamento

Non appena ho visto il trailer dell’adattamento Netflix-BBC de La collina dei conigli, l’istinto protettivo ha inizialmente superato ogni forma di razionalità. Ho dovuto attendere qualche giorno dopo la sua uscita nella piattaforma streaming per approcciarmi alla visione, preparando la mia vecchia copia cartacea, un blocco per gli appunti e una regola aurea incastonata nella mente: “non devo assolutamente avere pregiudizi”.

La collina dei conigli è uno dei pochi romanzi che potrei definire come “il mio preferito”, e ricopre uno spazio profondo e intoccabile nel mio pantheon narrativo. L’epica e l’avventura trasudano da ogni pagina, descrivendo paesaggi e personaggi memorabili, ai quali dopo anni di distanza ricordo quali emozioni ho affidato, tra le tane del colle Watership. Molti, senza tracotanza, hanno definito il romanzo una “moderna Odissea”, e la scelta di riproporla in un nuovo formato video è coraggiosa almeno quanto riprodurre le opere omeriche stesse (e i recenti tentativi con Troy: Fall of a City, anch’esso partorito da Netflix e BBC, non hanno riscosso un grande apprezzamento).

Sono passati quarant’anni dall’adattamento più famoso del romanzo, il film d’animazione distribuito nel 1978 e ricordato per essersi discostato moltissimo dai cartoni dell’epoca, rappresentando in modo viscerale e sanguinolento svariati passaggi dell’opera, in particolare i combattimenti, le trappole, e alcune scene oniriche inerenti al Coniglio Nero di Inlè.

In confronto a questa brutalità, l’adattamento Netflix-BBC è una passeggiata nel bosco, e rinuncia in ogni modo ad accostarsi al suo illustre precedente, fatta eccezione per la sequenza iniziale della benedizione di El-Ahrairà, riprodotta quasi identica per omaggiare il cartone. Da questo punto in poi, La collina dei conigli di Netflix si presenta come un viaggio ricco e interessante, che è necessario analizzare su diversi livelli per comprendere quanto sia fedele al romanzo, quanto riproduca il suo universo, e quanto trasmetta la sua epica.

Gli spoiler, d’ora in poi, saranno necessari.

1) La grafica

Per quanto non sia in grado di analizzare gli effetti speciali e la CGI in maniera dettagliata e professionale, appare evidente anche a un occhio poco esperto come La collina dei conigli non sia un capolavoro tecnico, e anzi faccia molta fatica a reggere il confronto con la qualità dell’animazione 3D a cui siamo abituati, con in cima le produzioni Disney e a seguire tutti gli altri.

Nonostante ciò, La collina dei conigli riesce comunque a fornire allo spettatore un’animazione riconoscibile, le cui pecche vengono facilmente dimenticate e non tolgono nulla alla qualità della storia. Le uniche sequenze in cui emerge chiaramente il limite di produzione sono le scene concitate e veloci: inseguimenti, combattimenti, riprese a volo d’uccello e simili, in cui i personaggi sembrano talvolta muoversi “a scatti” o fare movimenti talmente legnosi da sembrare innaturali.

Un aspetto fondamentale della grafica riguarda i conigli stessi, i quali sono molto difficili da distinguere se non grazie alla memoria uditiva dei doppiatori, e per la continua ripetizione dei loro nomi in moltissime scene. Se si escludono personaggi molto riconoscibili come il Generale Vulneraria, il resto dei conigli è quasi una massa indistinta di pellicce marroni e grigie, con pochi segni di discriminazione chiari e inequivocabili. E’ vero, al contempo, che l’unica alternativa a uno stile realistico sarebbe stata l’estremizzazione dei dettagli, con ad esempio Parruccone con un ciuffo enorme, o Quintilio e Dente di Leone esageratamente piccoli. In definitiva, questo appiattimento estetico funziona bene nel rappresentare i conigli come un gruppo, ma rende faticosa la distinzione dei personaggi secondari.

2) La storia e l’adattamento

Approfondirò le differenze con il romanzo nel paragrafo successivo, concentrandomi adesso sulla capacità di questo adattamento di raccontare la storia dei conigli del colle Watership.

La collina dei conigli è una miniserie di 4 puntate da 50 minuti ciascuna. Questa scelta, oltre a strizzare l’occhio alle 4 parti di cui è composto il romanzo, è molto azzeccata sul profilo narrativo, staccandosi dalla costrizione delle 2 ore di film e non disperdendosi in una stagione intera. Il tempo dedicato alla storia non è mai sprecato, e anche le scene di contorno o di world-building sono centellinate per consentire allo spettatore di non staccare mai l’attenzione dalle avventure, e al contempo di seguire gli eventi con il loro dovuto ritmo.

In generale, nonostante le mie reticenze iniziali, la miniserie cattura perfettamente l’aspetto avventuroso della storia, facendoci vivere gli eventi con la giusta dimensione e importanza, immergendoci in situazioni titaniche per i conigli e tutto sommato banali per noi: attraversare una strada, guadare un fiume e trovare un riparo sono tutti ostacoli enormi per il drappello di conigli, e gli ingegnosi espedienti che trovano ci lasciano sorpresi e contenti. La sezione della storia dedicata al viaggio, però, è molto più contratta nella miniserie, che dedica un episodio su quattro all’arrivo nella nuova conigliera, dove nel romanzo occupa la metà degli eventi. Questa scelta, chiaramente effettuata per favorire l’arco narrativo di Efrafa, trasmette meno la difficoltà e la pesantezza dell’allontanarsi dalla conigliera di nascita, e impedisce di comprendere con quanta fatica alcune cose vengano fatte.

Sul profilo dell’epica, le leggende e i numerosi racconti tradizionali dei conigli sono appena accennati, e il tono delle scene cardinali è riprodotto con una rappresentazione grandiosa adatto allo schermo, ma meno alla qualità dell’epopea: il piano di Moscardo per sconfiggere Vulneraria è ingegnoso, così come è grandioso l’arrivo di Kehaar in battaglia, ma la venatura mitologica di questi passaggi è quasi assente. E’ chiaro, tuttavia, che una miniserie non possa riprodurre un registro che, per sua natura, solo un romanzo, un poema oppure un kolossal leggendario come Il Signore degli Anelli possono trasmettere con questi livelli di altisonanza. Trovo comunque abbastanza efficace la trasposizione di questo aspetto del romanzo, inserito nella giusta misura in tutti i momenti cruciali della serie.

Una menzione particolare va fatta su Efrafa, la conigliera dittatoriale gestita da Vulneraria, che nella miniserie sorge su quelle che sembrano le rovine di un cantiere con alcune torrette. Benché nel romanzo non vi sia nulla del genere, la rappresentazione è azzeccata, e trasmette perfettamente l’angustia e il terrore vissuto dagli efrafani.

3) Le differenze con il romanzo

L’elenco completo degli scostamenti dal romanzo sarebbe molto lungo e decisamente nerd, ma sono tutti raccoglibili sotto un paio di categorie generali, nelle quali riporterò alcuni esempi. In generale, la trasposizione è egregia e impeccabile, e le modifiche effettuate rispondono quasi sempre a scelte di stile, di caratterizzazione o di ritmo, che personalmente considero riuscite. Quanto segue sono, quindi, principalmente delle osservazioni di un appassionato che paragona il lavoro moderno con quello originale.

Differenze minori ma irrilevanti

Una grande parte delle differenze riguardano piccoli dettagli irrilevanti, o alcune questioni rese in maniera differente, ma che nel complesso non influenzano lo svolgersi degli eventi, né fanno percepire in modo diverso i nuclei principali della storia.
– Moscardo è innamorato di una coniglia nella tana di nascita, laddove non è così nel romanzo, e l’espediente serve principalmente per farlo scontrare con Quintilio a inizio storia, evidenziando la difficoltà nel convincere il mondo delle visioni del coniglio profeta;
– Il coniglio Argento non è presente nella miniserie, per quanto nel romanzo sia essenziale nell’aiutare i conigli più deboli durante il viaggio, e nella prima spedizione verso Efrafa insieme a Pungitopo;
– Campanula è il novelliere principale della conigliera, e non Dente di Leone, benché siano entrambi presenti nell’adattamento Netflix e facciano pressoché le stesse cose;
– Il coniglio che alla fine della storia viene riportato alla conigliera dagli umani è Quintilio nella miniserie, mentre nel romanzo è Moscardo. La differenza è minima, e in entrambi i casi non fornisce ulteriore caratterizzazione a personaggi che hanno già avuto modo di dipanarsi durante tutta la storia, e infatti l’intera scena della bambina nella fattoria è stata tagliata dalla miniserie.

Differenze grosse ma adatte alla storia

Ci sono invece diverse scene completamente inventate o molto diverse, ma che nel complesso possiamo classificare come adatte a snodare alcuni aspetti della trama, o ad approfondire alcuni personaggi.
– Moscardo è fortemente spinto dal rapimento di Cedrina nel viaggio verso Efrafa, laddove nel romanzo è una scelta ponderata da tutti quanti per trovare delle femmine da introdurre nella nuova conigliera. Il cambiamento è buono per dare un love interest a Moscardo, abbastanza adatto in un racconto quasi privo di storie d’amore, e per dargli umanità oltre alla leadership;
– Cedrina, in effetti, non è mai andata ad Efrafa, e non ha mai complottato con Kaisentlaia per far fuggire le coniglie. La scelta è comunque adatta per far risaltare il ruolo di Kaisentlaia come leader delle femmine, e come ribelle interna dentro Efrafa;
– Parruccone, per buona parte della miniserie, è in conflitto con Moscardo nel ruolo di capo-coniglio, e solo alla fine della storia si fiderà del suo giudizio e della sua saggezza. Nel romanzo, il ruolo di Moscardo come capo non è mai messo in discussione se non nelle primissime battute della storia, ma questa scelta è ottima per rafforzare agli occhi dello spettatore la sua posizione di capo, e giustificare l’aura di saggezza e affidabilità che pervadono questo personaggio;
– La scena in cui gli efrafani vogliono obbligare Parruccone a uccidere Kaisentlaia è completamente inventata, ma è decisamente azzeccata e rispecchia molto bene la dominazione mentale in Efrafa, il terrore sotto il quale vivono i conigli, e pone una scelta difficile a Parruccone in un momento cruciale della storia.

La qualità sta nei dettagli

Oltre le differenze già illustrate, ci sono moltissimi elementi mirati ai fan, abbastanza inutili per lo spettatore casuale, ma che raccontano il grande interesse della produzione nel rispecchiare i dettagli del romanzo.
– Parruccone e Quintilio vengono spesso chiamati con i loro nomi in lapino, Sglaili e Hrairù, e in generale la lingua dei conigli viene spesso usata con naturalezza dai personaggi, senza che lo spettatore abbia necessità di domandarsi cosa significhi questa o quell’altra parola;
– Molti dettagli del racconto sono riportati con le stesse parole del romanzo, o in alternativa con la stessa meraviglia o curiosità, ad esempio i dubbi sulla conigliera di Primula Gialla, il resoconto della prima spedizione ad Efrafa, o il racconto finale di Campanula ai piccoli conigli, che è la trascrizione letterale dell’incipit del romanzo.

Conclusione

L’adattamento Netflix-BBC de La collina dei conigli è ottimo. Rende enorme giustizia alla storia, migliora la caratterizzazione dei personaggi più importanti, e mantiene alta la qualità in tutte le sue parti, fino a rendere trionfale e memorabile il finale. La trasposizione è fatta certamente con molta passione, trasmessa tanto nei dettagli di sceneggiatura quanto nella struttura fondamentale del viaggio e delle avventure, nonostante le pecche grafiche lasciassero presupporre disinteresse e pressappochismo. Rimangono spazi di miglioramento, ma nulla che richieda un rimaneggiamento dettagliato su come raccontare l’epopea del gruppo di Moscardo.

I conigli di Watership hanno, insomma, trovato un loro degno erede audiovisivo. E insieme s’allontanarono, correndo lievi fra gli alberi del bosco, dove già cominciavano a fiorire le primissime primule.

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