“Se mi ami, non morire”

“Se mi ami, non morire”

Ho già argomentato, più volte, come i videogiochi possano essere una forma d’arte, al pari di un libro o di un quadro. Raramente, tuttavia, mi capita di parlare dell’immenso valore educativo che alcuni di essi portano.

Bury Me, My Love, reso in italiano con: “Se mi ami, non morire”, è un videogioco indie uscito di recente su Steam e per smartphone (sia iOS che Android), e ha attirato subito la mia attenzione perché combina uno dei miei sistemi di gioco preferiti con un tema complesso e delicato, che proprio da quel sistema speravo potesse trarre un enorme beneficio.

Nel gioco seguiamo il viaggio di Nour, una siriana di 27 anni che, partendo da Homs nel marzo 2016, cercherà di arrivare in Germania passando da una delle tante rotte migratorie che abbiamo imparato a conoscere negli anni. Noi siamo Majd, il marito rimasto in Siria, e attraverso uno smartphone seguiremo i suoi movimenti e tracceremo le sue scelte, a volte banali, a volte legate alla vita e alla morte.

Il gioco prevede 19 finali, a seconda di come Nour si sposterà e quali decisioni le faremo compiere. Il viaggio si sviluppa in circa un mese, giorno per giorno, con tempi di attesa tra un messaggio e l’altro più o meno lunghi, a seconda che Nour abbia la batteria scarica, abbia qualcosa da fare, o debba tenere un basso profilo. Con lei ci scambieremo foto, domande, battute, sfoghi e un sacco di notizie e informazioni, tanto che a un certo punto sarà difficile rimanere distaccati dal suo cammino, e non immaginare di seguirla e vedere il mondo con i suoi occhi. Nella mia prima partita, dalla quale trarrò le immagini per questo articolo, Nour ha percorso la rotta balcanica, per poi approdare in Italia e finire in Francia, dove non è riuscita a entrare in Germania ed è rimasta bloccata nella giungla di Calais. Ha incrociato diversi campi profughi, ha camminato per molte miglia, ha rischiato la vita dribblando le mine anti-uomo della Croazia e sulle montagne di Ventimiglia, ha intrecciato il suo destino con persone affidabili e persone che l’hanno tradita.

   

Il primo enorme elemento che caratterizza Bury Me, My Love è la sua umanità. Nour, per circa metà del gioco, mi ha fatto ridere con un sacco di battute sceme, mi ha fatto infuriare per la sua testardaggine e per l’avermi mentito sulle sue intenzioni, e mi ha fatto penare nei momenti in cui non riuscivamo a comunicare. Nour non è una ragazza molto diversa da quelle della nostra vita: è impulsiva, emotiva, comunica in maniera schietta, sbaglia spesso e si comporta da imbecille durante i momenti seri. Mentre giocavo, ho visualizzato nettamente almeno due o tre mie conoscenze che avrebbero potuto essere al suo posto, e che talvolta mescolavo nella mia immagine mentale di Nour.

Bury Me, My Love non ha costruito un personaggio macchiettistico, smielato o caricaturale, come siamo spesso abituati nelle rappresentazioni dei migranti. Al contrario, ha creato una donna riconoscibile, che resta in mente con il nome, e non con la sua condizione transitoria di richiedente asilo. Impariamo a conoscere Nour per le sue parole, la sua ironia, il suo spirito ottimista che non barcolla nonostante abbia le spalle sobbarcate di enormi pesi. La sua odissea migratoria è solcata dalla normalità, e dal desiderio di conservare la propria umanità, malgrado tutto, intorno a lei, la spinga ad agire diversamente.

   

La nostra interazione con Nour si sviluppa modi diversi: la maggior parte del tempo con messaggi scritti, talvolta con emoji e, raramente, con dei selfie che possiamo mandarle per rasserenarla o per farle sentire la nostra vicinanza. La maggior parte di queste scelte non sono cruciali, ma servono per personalizzare il nostro rapporto con lei; alcune di esse, tuttavia, saranno necessarie per indirizzare Nour su una rotta o l’altra, o per impedire che una decisione avventata la conduca verso l’immobilismo o la morte. I diversi sistemi di reazione sono coerenti con i sistemi tecnologici a cui tutti siamo abituati, dove una comunicazione non si sviluppa quasi mai solo a parole, ma con molteplici risposte multimediali, con faccine-monosillabo intrise di significato, con foto che raccontano più di mille discorsi.

Spesso, le scelte più difficili da compiere sono legate all’attraversamento dei confini, e a quale stratagemma inventare per non farsi beccare. Nour non è una santa: ha commesso dei reati, ha ingannato i frontalieri e ha rubato dei documenti a un’ignara signora che l’aveva aiutata. A volte se n’è pentita, a volte no. Il modo in cui reagiamo a queste notizie, oltre a raffinare il percorso di gioco e instradarci verso uno dei finali, fa emergere la nostra posizione personale riguardo al tema migratorio, e ci fa riflettere in maniera né superficiale, né retorica.

   

Nour entrerà spesso a confronto con situazioni complesse, in particolare durante il viaggio con le carovane di migranti, o quando si ritrova forzatamente ad attendere in alcuni dei più famosi campi profughi (Zaatari in Giordania, Idomeni in Grecia, Calais in Francia). Bury Me, My Love rappresenta le condizioni storiche dei flussi migratori in maniera sorprendentemente accurata, non solo dal punto di vista della cronaca e dei numeri, ma anche delle condizioni di vita, dei meccanismi per l’espulsione e la gestione delle transizioni, dei controlli alle frontiere. Il lavoro di ricerca è approfondito, e viene mostrato al giocatore in maniera coerente e accattivante, non inondandolo di sterili dati, ma contestualizzandoli a seconda del tragitto che Nour sta compiendo.

Bury Me, My Love non cerca mai di convincere il giocatore di questa o quella posizione politica, né di ammantare la narrazione con visioni irrealistiche degli eventi; si limita, semplicemente, a raccontare una storia e fornire molti spunti, attingendo e condensando da tante storie raccolte da cronaca, da esperienze raccontate, e dalla stampa degli ultimi anni.

Il tema migratorio, comunque la si pensi, vive principalmente sul dibattito politico, sulle discussioni interne e sulle decisioni che, come Unione Europea e come singoli Stati, prendiamo per arginare o gestire i flussi, che esistono a prescindere dalle nostre opinioni. Questo videogioco, dalla sua posizione privilegiata, approfondisce il vissuto dei migranti da un contesto umano, e ci fa immedesimare, seppur solo in piccolissima parte, nella complessità e nella fatica di viaggi e storie diverse, ma accomunate dalla spinta di abbandonare il proprio paese alla ricerca di un futuro migliore.

(Nour dopo aver ricevuto un foglio di via in Grecia per essere espulsa in Macedonia)

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