WorldWarBot 2020: guerre casuali, meraviglie virtuali

WorldWarBot 2020: guerre casuali, meraviglie virtuali

Immaginate una guerra mondiale su larghissima scala, dove ogni Stato del mondo ha la potenza militare sufficiente per invadere e spazzare via qualsiasi altra nazione.

Supponete che esploda di colpo nel 2020, e che ogni mese vi sia una nuova conquista, e che nel giro di trent’anni si formino quattro-cinque improbabili superpotenze. Ora vi tocca scegliere: volete sostenere il panafricanismo del Lesotho, affidarvi alla mutevole certezza del Paraguay che ha unito le due Americhe, o preferite giurare fedeltà al Sacro Impero Pinguino dell’Antartide?

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Tranquilli, non sono sotto acidi: sto parlando di WorldWarBot 2020, una pagina Facebook gestita da un programma automatico che ha un compito molto semplice: sceglie due Stati a caso vicini tra loro (utilizzando un sistema di centroidi), e decide casualmente chi conquista chi. Se uno Stato non ha più territori, viene eliminato dal gioco, come nel Risiko. Una scemenza, giusto? Nelle premesse sì, ed è per questo che ha generato un enorme seguito, con migliaia di utenti da tutto il mondo che, ad ogni aggiornamento della guerra, crea commenti, immagini, discussioni e in generale quella che nel gergo viene chiamata lore, ovvero un tessuto narrativo coerente che emerge da dati sconnessi, frammentari o casuali.

Il bot decide casualmente chi vincerà la guerra, ma l’utenza svolge una guerra d’ironia e divertimento molto più intensa e gratificante, creando false “news” per commentare ogni notizia, affermando la propria fedeltà a questo o quello schieramento, tifando per la disfatta di un avversario, in generale divertendosi un mondo.

(Se ve lo steste chiedendo, noi italiani abbiamo perso quasi subito: abbiamo conquistato la Slovenia e qualche altro Stato centro-europeo, per poi finire fagocitati e distrutti dall’Algeria. Tranquilli comunque, ora esiste un war-bot dedicato solo alle province italiane, così come uno per i 50 stati americani)

La casualità pone tutti sullo stesso piano, e una cosa veramente interessante, per quanto ho potuto constatare, è l’assenza di razzismi reali nella guerra virtuale: ad esempio, per circa una ventina di turni, l’Israele è stato conquistato e riconquistato dall’Egitto e dalla Siria, finché non è stata quest’ultima ad assicurarsi la vittoria. Nessuno, nei commenti, ha mai fatto emergere i veri, enormi problemi della questione palestinese, o se l’ha fatto è stato comunque sommerso da chi ha davvero capito il senso del gioco.

Quello che mi affascina di questi esperimenti, oltre all’evidente demenzialità condita con tonnellate di meme, è la capacità di persone sconosciute di creare una narrazione collettiva a cui si può contribuire o assistere passivamente, ma che dimostra come, con la giusta dedizione, possano emergere collaborazioni inaspettate, storie bellissime, lampi di genialità creativa.

Negli anni, su Internet, sono emersi altri esempi notevoli di questo tipo, ma ne racconterò solo due che ho trovato, ai tempi, meravigliosi e affascinanti. Il primo è “Twitch Plays Pokémon”, un famoso esperimento svolto sulla piattaforma di streaming Twitch, in cui un utente ha postato una versione del mitologico Pokémon Rosso dove il resto dell’utenza poteva decidere il destino del protagonista: bastava scrivere nei commenti “destra, A, B, start” per far svolgere questa o quell’azione all’allenatore di Pokémon. Presto questo sistema anarchico è degenerato, e l’autore ha introdotto un sistema democratico in cui avrebbe vinto il tasto più premuto. “Anarchia” e “Democrazia”, però, coesistevano nello stesso processo, ed era sempre l’utenza a decidere quale sistema adottare, votando continuamente per far tendere l’asticella verso il sistema politico desiderato.

Ora penserete che una partita del genere sia durata mesi, considerata l’enorme difficoltà anche solo di far avanzare il personaggio. È durata poco più di sedici giorni. E in questo breve lasso di tempo si è creata una delle storie più belle dell’universo Pokémon, con una sua mitologia, degli dei e degli anticristi, delle nemesi e dei momenti di terrore. Ad oggi, “Praise Helix” è un segnale facilmente riconoscibile nel sottobosco degli appassionati di Pokémon, così come All Terrain Venomoth che ha distrutto da solo un Dragonite, o Bird Jesus, il Pidgeot venerato per la sua capacità di trascinare il team.

(un esempio della mitologia creata intorno agli eventi di Twitch Plays Pokémon)

Il secondo esperimento, vissuto quasi interamente su Reddit (nel subreddit r/place), riguarda un’enorme tela virtuale in cui chiunque poteva inserire un pixel alla volta, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro. Questa tela è rimasta online 72 ore, e chiunque poteva partecipare. In breve, dozzine di sottogruppi si sono organizzati per creare bandiere nazionali, disegni di meme, simboli e loghi vari, o semplicemente angoli di uno stesso identico colore. Questo evento ha creato rivalità positive, narrazioni sulla bontà dell’angolo blu e la brutalità dell’angolo nero, e un’impressionante capacità di coordinazione tra sconosciuti, che sono stati in grado di replicare la Gioconda mettendo un pixel alla volta da ogni parte del mondo. Qui sotto trovate un timelapse di tutti i momenti della pittura collettiva.

Questi tre esempi, e molti altri, raccontano tutti cose simili sul potenziale della collaborazione umana, anche quando si tratta di sconosciuti, anche quando non ci si vede in faccia e si comunica solo attraverso una macchina virtuale. Parlano di un Internet sociale spesso cancellato dai social, una piattaforma di anarchia e talento che ha solo bisogno del motivo più stupido per mostrarsi e impreziosire l’umanità con chiazze di bellezza casuale.

Ma tutto questo sparirà se verremo conquistati dal Lesotho, mentre rimarrà sotto il Sacro Impero Pinguino. Ora sapete chi tifare.

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