Chi è Hirohiko Araki e che importanza ricopre come mangaka

Chi è Hirohiko Araki e che importanza ricopre come mangaka

In occasione dell’uscita dell’adattamento anime della quinta serie, ovvero Vento Aureo, della pluridecennale serie “Le Bizzarre Avventure di Jojo” intendo cogliere l’occasione per avvicinare chiunque sia interessato a questa strana opera.
Nel panorama mainstream di ieri e di oggi, le opere nipponiche che più sono state sotto i riflettori sono i sempiterni Dragon Ball, i mostriciattoli tascabili Pokémon o, più tardi, Naruto. Chi ha qualche anno in più sicuramente avrà seguito quel capolavoro sonoro e di narrazione che è Cowboy Bebop o addirittura quel mostro sacro di Evangelion, con le sue tematiche profonde e una regia magistrale.
Ecco, Le Bizzarre Avventure di Jojo si inserisce in questo interstizio, ovvero fra le opere mainstream e le opere datate. Tuttavia, ciò che intendo mostrarvi di questa opera è proprio come essa abbia gettato le basi per ogni singolo manga, e di conseguenza anime, shonen (tradotto: per ragazzi) esistente e, più in generale, di dimostrare l’incredibile importanza, anche artistica, del prodotto del mangaka Hirohiko Araki.
Per cui, tenetevi forte, perché stiamo per toccare la superficie di un’opera che possiede un’importanza stilistica e artistica di proporzioni inaspettate.

Un’eredità che attraversa tutta una famiglia

Senza ammorbarvi sulla trama di ogni singolo arco narrativo, tratterò della storia generale del manga che va avanti da più di 30 anni, fermandomi alla terza delle 8 serie esistenti. Vi basti pensare che tutto comincia nel lontano XIX secolo, nella magione dei benestanti Joestar, in Inghilterra. George Joestar, il padre del protagonista Jonathan Joestar, incappa in un incidente in carrozza. Un ladro intenzionato a derubarne le spoglie, Dario Brando, finisce con il salvargli la vita, o almeno questo è quello che crede il nobiluomo.
Il malvivente finirà con lo sfruttare il senso di debito di George Joestar per affidargli suo figlio, Dio. E qui, si può dire, comincia la storia. Gli eventi del primo arco narrativo porteranno il protagonista, il figlio del nobiluomo, Jonathan Joestar, al confronto con Dio Brando, che si rivela intenzionato ad impadronirsi di ogni cosa appartenente a Jonathan e alla famiglia Joestar. Dio Brando è il malvagio per eccellenza ed è disposto perfino a rinunciare alla sua stessa umanità pur di raggiungere il massimo.
Il suo narcisismo lo porta a trasformarsi in vampiro tramite un antico artefatto, la Maschera di Pietra, e Jonathan, per poterlo fermare, incontrerà una persona dal nome importante. Il nome in questione è destinato ad intrecciarsi con quello dei Joestar in un legame indissolubile che travalicherà il tempo. Il suo nome è William della famiglia Zeppeli, praticante di un’arte marziale basata sulla respirazione, le Onde Concentriche. Si tratta di  pura energia vitale dagli svariati effetti ed applicazioni. Le Onde sono paragonabili alla luce solare e, per questo, sono l’arma definitiva per fermare il vampiro Dio Brando.
La storia si dirige, dopo alcune vicissitudini, allo scontro finale fra Dio e Jonathan, che terminerà con la morte di entrambi in mezzo all’oceano.

Tale prima parte, chiamata Phantom Blood, è una sorta di proemio. Dubito che l’autore lo vedesse così dall’inizio ma, per ciò che avviene dopo, il primo arco narrativo delle Bizzarre Avventure di Jojo si rivela essere puramente prodromico a quanto segue.
Nella seconda parte, Battle Tendency, Araki esplora ulteriormente gli orizzonti. Vengono identificati i malvagi creatori della Maschera di Pietra, degli esseri millenari chiamati Uomini del Pilastro e il nipote di Jonathan Joestar, Joseph Joestar, rimane coinvolto nel tradimento di un altro discepolo delle Onde, Straitzo.

Un ottimo esempio di come vengono spesso ritratti i personaggi

Il secondo arco narrativo è l’inizio del vero Jojo: con toni decisamente differenti dalla solennità di Phantom Blood, Battle Tendency mette in gioco un cast di personaggi sempre più bizzarri e geniali, fra cui l’eccentrico Ceasar Zeppeli. Ciò che, però, gettò le vere e proprie basi dello shonen moderno fu la terza parte, Stardust Crusaders, scritta e disegnata fra il 1989 e il 1992.

E’ con Stardust Crusaders che Araki attua la più grande svolta che potesse prendere il manga. Si tratta della rivoluzione che ha cambiato per sempre il suo manga e, probabilmente, la maggior parte delle opere a venire: Araki introduce il concetto di Stand. Lo Stand è un’emanazione spirituale di una persona, una manifestazione del suo spirito combattivo. Tanto questo è più forte, tanto più lo stand risulta nitido.
Il manga prende luogo proprio nel 1989. Joseph Joestar è ormai sessantenne e viaggia in Giappone per dare una brutta notizia alla sua famiglia lì trasferitasi: Dio Brando è ancora vivo e il suo risveglio ha provocato lo svilupparsi di poteri stand nella figlia di Joseph Joestar, Holly Joestar, e nel nipote, Jotaro Kujo.

Lo spirito combattivo di Holly è praticamente assente e, per questo, lo Stand da lei portato si rivela essere più una malattia mortale che uno strumento del proprio spirito. L’obiettivo, dunque, è trovare Dio Brando e ucciderlo definitivamente per far sì che la madre di Jotaro abbia in salvo la vita.
Stardust Crusaders mette in atto proprio le tematiche principali di ogni shonen moderno, esaltando quei valori ormai divenuti quasi un tormentone all’interno di qualunque prodotto culturale per ragazzi del Sol Levante. Se i concetti e i temi di viaggio, avventura e amicizia vi suonano famigliari, è perché oramai la base di valori trasmessi da manga e anime con un certo target affonda le proprie radici proprio in Stardust Crusaders: una vera e propria odissea attraverso il mondo alla ricerca della figura di Dio Brando, destinata a tormentare i Joestar attraverso le generazioni.

Their Ripples echo together

Ciò che ancor di più incuriosisce è come il focus delle storie di Araki non sia sempre fisso su un unico personaggio. Ciò che c’è di interessante nelle storie (caratterizzate tutte da tratti umanistici) di Araki è proprio la coralità e il fatto che ciascun personaggio possegga un proprio spotlight oltre che una sua effettiva utilità nella narrazione.
I personaggi principali rimangono sempre i Joestar ma coloro che orbitano attorno ad essi non sono mai considerati gregari o unicamente secondari. Ogni comprimario, spesso, possiede un episodio dedicato a sé o al massimo ad un altro.
Per esempio, in Stardust Crusaders, Kakyoin, uno dei personaggi principali nonché compagno di viaggio di Jotaro e Joseph, è di importanza fondamentale per scoprire il segreto dello Stand posseduto da Dio.

Joseph Joestar, Noriyaki Kakyoin, Jotaro Kujo, Abdul Mohammad e Jean-Pierre Polnareff sono i personaggi principali di Stardust Crusaders

Araki conferisce la stessa importanza a tutti i personaggi (a meno che non siano Rohan Kishibe, il personaggio che non altri è se non l’avatar dell’autore stesso, attorno a cui ruotano molti spin off che vedremo in seguito. Rohan è letteralmente il personaggio più viziato e coccolato da Araki), anche se sarà il protagonista a portare a termine il compito prefissato. Il messaggio è tanto lampante quanto semplice: perfino i Joestar, perfino Jotaro, considerato uno dei portatori di Stand più potenti mai vissuti, non sono in grado di arrivare lontano senza qualcuno che dia loro supporto o comunque  senza uno Zeppeli ad indirizzare la strada o qualche altro compagno di avventura che illumini la via quando tutto si fa più oscuro.
Non possiamo illuderci di poter vivere sempre da soli o pensare di portare a termine qualsiasi compito facendo affidamento unicamente sulle nostre forze: tutti hanno bisogno di qualcuno.

Fra Onde e Stand

Possiamo definire le Onde Concentriche come un elemento “preso in prestito” da altri autori contemporanei. Si notano vistose somiglianze fra Phantom Blood e Ken il Guerriero e, non a caso, il character design dei primi archi narrativi di Jojo ricalca molto lo stile di Tetsuo Hara, così come le Onde Concentriche somigliano molto ai poteri di Kenshiro di Buronson.

Gli Stand assumono forme innumerevoli: possono avere sembianze umanoidi ma possono maniferstarsi anche sotto forma di oggetti o addirittura animali

La rivoluzione degli Stand, invece, ha permesso ad Araki di sbizzarrirsi e di fondare una vera e propria corrente che avrebbe poi inevitabilmente influenzato e contaminato tutte le opere successive. Ogni Stand ha un potere unico e diverso (per esempio, quello del collaboratore di Joseph, Abdul, possiede il potere del fuoco, mentre quello di Joseph stesso consiste nelle fotografie spirituali, ovvero nel produrre immagini di persone lontane) e può essere visto solo da altri portatori di Stand.

Il leitmotiv dell’autore, benché cambino le modalità per cui i personaggi combattono e si confrontano, rimane lo stesso: il colpo di scena va attuato a tutti i costi. Con le Onde Concentriche l’autore si poteva adattare alle situazioni sfruttando la loro versatilità e consegnare un prodotto dal battle design sì vario ma sempre limitato a quei pochi elementi e paletti che lui stesso si era imposto. Tuttavia, combattimenti incredibilmente strategici di Jojo assumono tutta un’altra caratura con l’apparizione degli Stand: gli scontri diventano sempre più mentali che fisici e il vincitore è sempre il più furbo fra i combattenti, non necessariamente il più forte. Joseph Joestar, per esempio, viene chiamato a combattere esseri millenari ed immortali durante Battle Tendency e sarà proprio grazie alla sua incredibile, oltre che comicamente folle, furbizia che riuscirà ad avere la meglio.
Jojo è questo: un personaggio che deve superare un’ostacolo insormontabile con l’intelligenza e un gruppo di compagni affiatato. Per cui, mi sento di designare Araki come uno dei battle designer più competenti e geniali attualmente esistenti, in grado di ribaltare la scena innumerevoli volte. Si sa, poi, che il personaggio prevarrà ma, appunto, nelle opere di Araki è decisamente più importante il “come” rispetto al “cosa” accade.
Se, poi, vogliamo proprio cercare il pelo nell’uovo, la prova di questo grandissimo merito si può trovare in decine e decine di manga e anime che risentono dell’influenza del concetto di Stand, poi declinato in svariate forme.

Un’opera in continua evoluzione

Si sa, praticando si affina la tecnica. Araki è il perfetto esempio di autore che ha approfittato della sua carriera per il costante miglioramento di sé. E’ da dire che il suo stile si è costantemente evoluto attraverso gli anni. Partendo da corpi molto muscolosi dalle proporzioni incerte, Araki giunge a forme sinuose, longilinee ed aggraziate. Una trasformazione del genere possiede, chiaramente, un costante affinamento di tecnica e un continuo studio personale. Se quindi le prime serie mettevano in gioco dei fisici da statuaria greca, a partire dalla quarta serie i personaggi si fanno sì alti ma più slanciati e dalle forme snelle.

I protagonisti di Vento Aureo, la quinta parte delle Bizzarre Avventure di Jojo, sembrano fotomodelli. Molto lontani dagli energumeni delle prime tre serie

Tenendo sempre un occhio di riguardo nei confronti dell’alta moda, Araki mette in gioco personaggi ancora più bizzarri e dal design eccentrico, che con l’arrivo della quarta parte, Diamond is Unbreakable, assumono sempre di più l’aspetto di fotomodelli, soprattutto grazie alla loro postura e al loro portamento.

Le citazioni non sono solo riferite all’alta moda ma anche all’arte pittorica. Basti pensare che l’effetto grafico di Enigma, uno stand della quarta serie, è un unico riferimento alle opere di Maurits Escher

Le cosiddette “jojopose” sono sempre più simili a copertine di riviste di moda (anzi, spesso le riviste di moda diventano veri e propri modelli su cui costruire alcune tavole) e l’effetto sublime dell’estetica dei vestiti su corpi che assumono pose al limite dall’anatomia umana, conferisce ancora più valore artistico all’opera. I personaggi sembrano vestiti con capi d’alta moda di Gucci, Versace, Dior e chi più ne ha, più ne metta.
Aggiungere ulteriori riferimenti sarebbe ridondante: Jojo testimonia da sé l’incredibile ricercatezza del design e dello stile, frutto di anni e anni di pratica e affinamento.
Per cui, l’eredità artistica del manga risulta fuori discussione. Jojo è forse l’opera più varia presente in circolazione, culturalmente densa e ricca di ogni tipo di influenza.
Si tratta di un progressivo migliorarsi e la testimonianza della sua opera magna, Le Bizzarre Avventure di Jojo, non esprimono altro quanto l’autore abbia voluto cambiare di continuo in un progressivo evolversi.
Quest’ultima immagine mostra in maniera chiara quanto l’autore abbia continuamente lavorato sulla sua tecnica. Le rivoluzioni, come abbiamo già avuto modo di constatare, sono di casa quando si parla di Araki e il percorso da lui compiuto nell’arco di otto serie a fumetti è ben visibile.

Densità culturale

Come già accennato, Araki si rifa all’alta moda. Non è difficile notare come alcune tavole e concept siano basati proprio su fotografie di riviste di moda, così come i capi di abbigliamento. I vestiti sono tanto importanti quanto i personaggi che li indossano e, non a caso, sono frutto anch’essi di uno studio e di una ricerca stilistica ben precisi. Il legame che intercorre fra l’autore di Jojo e la moda è indissolubile. Basti pensare al fatto che nel 2011 la rivista di moda SPUR ha deciso di celebrare contemporaneamente il trentesimo anno di attività di Hirohiko Araki con il novantesimo anno di apertura della casa di moda italiana Gucci. In tale occasione, Araki ha realizzato un brevissimo episodio a colori interamente dedicato alla collezione autunno/inverno di quello stesso anno.

Araki, tuttavia, non si è fermato solo a quella breve collaborazione (il cui frutto potrete trovare sul volume Così parlò Rohan Kishibe, ovvero il volume in cui vengono inserite tutte le storie a fumetti che Araki ha voluto dedicare al suo alter ego, appunto, il fumettista Rohan Kishibe, presente all’interno della quarta serie di Jojo, Diamond is Unbreakable): il suo legame con la casa di moda fiorentina si è ulteriormente stretto in occasione con la collezione primavera/estate 2012/2013, periodo in cui curò l’allestimento delle vetrine dei negozi di Gucci.
Si tratta di un vero e proprio tripudio di colori, un’ulteriore testimonianza dell’incredibile senso estetico di Araki.

Araki, inoltre, ha pure illustrato uno dei personaggi della sesta serie, Jolyne Kujo, con gli abiti della collezione Flora, sempre di Gucci, nella sua interpretazione dei capi d’abbigliamento.
Oltre le collaborazioni, risulta lampante anche l’ispirazione per molte sue tavole.

E ce ne sarebbero molte altre ma si vuole evitare la ridondanza.

Araki e la collezione Flora. Vi ricordate lo spot del profumo Flora di Chris Cunningham? Si tratta della stessa collezione

Senza contare che poi i riferimenti culturali si ampliano fino ad abbracciare il mondo della musica. Araki adora la musica e tutta la sua opera manga non fa altro che trasudare tale passione.
Jojo è un manga, e un anime, musicale. Praticamente ogni personaggio possiede un riferimento ad un gruppo musicale, una canzone o un artista o musicista che Araki stima o adora ascoltare. Sia Stand che personaggi in carne ed ossa posseggono un nome che in qualche modo rimanda a personalità o elementi del mondo musicale e sono tutti occasione e invito a condividere con l’autore le passioni musicali e, perché no, anche un modo per il mangaka di trasmettere ciò che si ama verso chi non sa attraverso il fumetto.
Nelle prime battute della serie, vengono nominati personaggi che sono facilmente riconducibili ad artisti famosi: gli Zeppeli sono chiaramente chiamati così a causa dei Led Zeppelin, così come Dire e Straitzo per i Dire Straits ma sono presenti anche personaggi che sicuramente farà piacere conoscere per chi apprezza la musica rock come Enya, Tompetty, REO Speedwagon, King Crimson, Moody Blues o Steely Dan. Lo stesso nome “Jojo” deriva dalla canzone Get Back dei Beatles. I riferimenti sono praticamente tanti quanti sono i personaggi del manga e rendono l’opera densissima di cultura e passione musicale.

In conclusione

Se tutto ciò non vi bastasse, considerate che l’opera si prefigge come unico scopo l’intrattenimento del lettore. Nonostante l’opera cambi i toni nella settima serie, Steel Ball Run (dovuto, però, più ad un discorso editoriale che stilistico), chiunque può approcciarsi alle Bizzarre Avventure di Jojo poiché si tratta di unprodotto talmente stratificato che è in grado di accontentare una grossa fetta di fruitori.
Se non vi bastano i combattimenti studiati a regola d’arte e ben realizzati, avrete tra le mani un’opera in grado di darvi un’esperienza varia, stimolante e intrigante che scardinerà parecchi preconcetti sul prodotto e sul fumetto orientale in generale.

In linea definitiva, Le Bizzarre Avventure di Jojo, ma Araki in generale, grazie al suo essere un prodotto sia mainstream ma al contempo un outsider della scena manga attuale, ha tante cose da dire anche a distanza di decenni dal suo inizio. Si tratta di un fumetto che ha fatto scuola, una pietra miliare dell’intrattenimento nonché esempio e monumento di grande capacità artistica e voglia di crescere e migliorarsi.
Quindi, nel caso in cui prima aveste qualche dubbio sul leggere o meno Le Bizzarre Avventure di Jojo, ora avete qualche motivazione in più.

 

 

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