Luca Ippoliti: Keep your feet on the ground, but try to Fly

Luca Ippoliti: Keep your feet on the ground, but try to Fly

Ho sempre avuto un sogno. In verità, ne ho tanti, ma uno di questi è raccontare storie nascoste. Per questo, in una piovosa giornata milanese ho deciso di portare un po’ di luce facendomi una chiacchierata con Luca Ippoliti, giovane talento del disegno.

Ciao, presentati!

Sono Luca, ho 21 anni, ho concluso il Liceo Scientifico e per fortuna direi, così mi sono reso conto che non era la strada giusta per me. Il terzo anno infatti, mi sono accorto che dallo scarabocchiare a scuola, ho iniziato a disegnare anche a casa e, da disegnare quando non avevo niente da fare, sono arrivato a disegnare quando avevo qualcosa da fare. Ed ora, eccomi qui, non passa giorno che io non prenda in mano carta e matita.

Visto che dedichi molto tempo al disegno, come fai a conciliarlo con il resto delle tue attività?

Ho scelto di studiare Interior Design allo IED di Milano, perché mi permette di mettere in pratica anche il mio amore per il disegno. Per esempio, ci sono alcune lezioni che traggono vantaggio dalla mia capacità di disegnare, come sketching in cui dobbiamo disegnare prodotti e ambienti.

La prospettiva ormai è qualcosa che mi viene quasi naturale, o almeno quella delle forme geometriche, che poi sono le stesse che vanno a creare gli oggetti e gli spazi. Per disegnare, devi essenzialmente osservare qualsiasi cosa ti stia intorno: volti, forme, figure, palazzi, tutto. E la cosa bella è che il disegno è qualcosa che puoi migliorare in qualsiasi momento della tua giornata. E’ incredibile, se sei sull’autobus e ti metti a guardare le foglie di un albero, in quel momento stai migliorando. Guardi i riflessi su questo tavolo, e capisci come funziona la luce e poi cerchi di applicarlo nei tuoi disegni.

Quali soggetti preferisci disegnare?

Io amo molto fare ritratti. Mi piace molto disegnare corpi nudi, soprattutto corpi femminili. Non so perché, è una sorta di amore platonico. Disegnare un volto, una donna, è quasi come possederla, integrarla dentro di te, averla. E’ quello che io sento. Quando voglio disegnare un volto, è perché mi intriga, e voglio integrare dentro di me tutte le peculiarità di quel volto.

Ed è sempre stato così o è cambiato qualcosa?

Prima mi dedicavo molto di più a caratteri stilizzati, da fumetto. E’ stata una fase. La differenza sta nel fatto che gli anime hanno sempre lo stesso volto; solitamente, si cambiano solo i vestiti e i capelli, ma sono tutti uguali. Anche i corpi nudi, in quanto nudi, sono quasi tutti uguali perché non puoi cambiare le caratteristiche esteriori.

Però, una cosa che ho capito con il tempo e che ti consiglierebbe anche qualsiasi artista è di partire da quello che osservi, cercare di disegnare quello che hai davanti perché ti mette nelle condizioni di capire come funziona quello che hai davanti: la luce, le proporzioni. A chi abbia intenzione di approcciarsi al disegno, io non consiglierei di partire dai fumetti. E’ vero: sono più facili, hanno un quarto delle linee e ci si mette molto meno tempo ad ultimarli. Tuttavia, cominciare disegnando ciò che si ha davanti è la prima tappa di un percorso intelligente e più efficace.

Poi, quello che fa un fumettista solitamente, è semplificare tutte le linee, che col minimo numero, hanno maggiore espressività.

Io purtroppo ho fatto un percorso opposto. Perché mi piaceva vincere facile, anche se stavo solo perdendo facile. Adesso ho capito che prima vorrei capire come funziona il corpo con le sue infinite pose. Principalmente disegno persone, non ambienti o luoghi. Una cosa che mi attrae molto sono i fiori ma a suo tempo… prima voglio avere la padronanza di come funziona il corpo. E quello che distingue un vero artista da un disegnatore amatoriale è che, una volta interiorizzata la capacità, l’artista è in grado di riprodurre le pose del corpo senza nemmeno aver bisogno di un modello.

Prendo come esempio Klimt. Lo inseriamo artisticamente nella “Secessione viennese”, un movimento che rompe con la tradizione ufficiale ed entra quindi a far parte del filone più grande dell’Art Nouveau. Forse però non tutti sanno che i suoi primi dipinti erano caratterizzati da un realismo fotografico impressionante, molto distante dalle sue opere che più ricordiamo, come Il bacio o L’albero della vita.

Gustav Klimt, Vecchio Burgtheater di Vienna, 1888 (olio su tela, 82 cm x 93 cm)
Gustav Klimt, Ritratto del pianista Joseph Pembauer, 1890 (olio su tela, 65 cm x 55 cm)

Klimt semplicemente, una volta raggiunta la massima abilità tecnica, ha fatto un passo a sinistra – mi piace pensare – non indietro. Lui ha preso tutto ciò che aveva imparato quando era al massimo delle sue potenzialità e ha deciso di cambiarle per fare qualcosa di suo, che lo rendesse unico. Si potrebbe pensare che sia avvenuta una regressione o una sorta di devoluzione, ma in realtà la svolta verso la semplificazione è stata una decisione ben ponderata. Il passo a sinistra è stato una libera scelta dell’artista che, ormai padrone della tecnica, era pronto a muoversi in tutti i 360 gradi.

Gustav Klimt, Il Bacio, 1907-1908 (olio su tela, 180 cm x 180 cm)
Gustav Klimt, L’albero della Vita, 1905-1909 (cartone/pannello, 138.8 cm x 102 cm)

Qual è la tua tecnica preferita?

Dunque, una da cui traggo ispirazione è per esempio quella di Tito Merello, non un illustratore di professione, bensì un architetto. I suoi straordinari disegni sono il risultato di una tecnica eccezionale unita ad una qualità inafferrabile nel gestire la luce e costruire i volumi.

In alcuni suoi ritratti, applica una sorta di meccanismo per cui inizialmente sembra che stia “pasticciando” qualcosa, che poi, una volta finita l’opera, risulta in contrasto con quello che sembrava stesse facendo. Il risultato è qualcosa di davvero avanzato, che nemmeno chi ha molto talento sarebbe in grado di fare. 

 

E quello a cui ambisco, è mettere me stesso dentro ogni mia creazione. Ormai credo di avere una buona padronanza soprattutto dei volti, di come si comporta la luce sui diversi volti. Sicuramente poi mi dedicherò ad altro: magari interni o piante.

Ti è mai capitato di avere dei momenti di blocco? Come hai reagito?

Eh, hai voglia! Mi succede spesso ma poi, visto che conservo tutti i miei disegni, guardo la progressione che ho fatto, pretendo dai primi fino a quelli di due giorni fa. Ogni tanto, ricordarmi che il progresso esiste, che io lo voglia o no, è una delle cose più motivanti in assoluto. Mi capita persino di sorprendermi. A volte la mattina, mi sento come se ricominciassi da capo e poi sfoglio i vari quaderni, e mi stupisco: riconosco che è nato qualcosa in questi anni. E questo, come artista, è molto appagante, nonostante i miei momenti di sconforto e di blocco, quando 3 ritratti di seguito mi uscivano tutti maledettamente uguali e brutti.

Hai già in mente cosa farai, una volta acquisita la padronanza dei corpi?

Un altro stile di arte. Conciliare un ritratto realistico con qualcosa di astratto.

E’ una commistione artistica che mi ha sempre intrigato. Basti pensare al surrealismo o alla metafisica di De Chirico, che dà vita a lande desolate, abitate da oggetti realisticamente in contrasto con l’ambiente creato.

C’è un suo quadro che si chiama “L’enigma dell’Oracolo”.

Giorgio de Chirico, L’enigma dell’Oracolo, 1910 (olio su tela, 46 cm x 61 cm)

E’ un’atmosfera particolare: ti attrae e, allo stesso tempo, è irraggiungibile. Quella tenda, mostrando qualcosa che dovrebbe rimanere nascosto, ma regalandolo al nostro occhio solo parzialmente, crea una sorta di nostalgia.

Oggi non basta più solo la tecnica, non basta più un Michelangelo o un Raffaello. Oggi la vera sfida è trovare il proprio stile, raccontare una propria storia.

Il mio obiettivo più grande per il futuro sarebbe quello di diventare fumettista, semplicemente fare quello che mi piace. Penso che solo facendo un lavoro che amiamo, siamo in grado di vivere al pieno. Se pensi alla vita come una torta e la dividi in 4 parti, se fai un lavoro che non ti soddisfa o ti appaga a livello personale, stai per 3/4 sforzandoti di guadagnare per poi goderti 1/4 di vita. Se invece, fai quotidianamente qualcosa per cui hai lottato e che desideri costantemente, stai vivendo tutti i 4/4 della torta. Ed è quello che davvero conta nella vita.

Cosa diresti a qualcuno che vuole approcciarsi al disegno?

Rimani coi piedi per terra. Ovvero, capisci quali sono le tue potenzialità, quanto ti appassiona il disegno, quali sono i tuoi obiettivi. Studia la tecnica, impegnati nello studio, perché l’arte non è tutto divertimento, ma c’è anche tanta delusione. Punta però, sempre al cielo, perché se ti fermi alla tecnica e allo studio, fai dei bei ritratti ma nulla più. E’ necessaria la sperimentazione, anche la creazione di cose brutte. Lo sforzo è necessario per creare qualcosa di valore. Non bisogna però accontentarsi di qualcosa che è senza sostanza. L’arte per me è un punto di incontro tra un’abilità, acquisita grazie a un percorso tecnico, e la storia dell’artista, che mette tutto se stesso nella sua creazione. L’artista è una persona che sogna, che ci mette qualcosa di inaudito.

In sintesi:

Keep your feet on the ground, but try to fly.

 

LUCA IPPOLITI
@luca.art.design on Instagram

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