Diario di una stagista fuori sede

Diario di una stagista fuori sede

<<Perfetto allora. Ti aspetto giovedì alle 11:00 nei nostri uffici per un colloquio preliminare!>>

La voce metallica dall’altra parte del telefono mi diede giusto il tempo di salutare prima di riagganciare. Guardai mia sorella con un sorriso a 34.000 denti: ce l’avevo fatta! Step 1-ottenere colloquio: check!

<<Bene!>> mi disse lei, <<Ora devi solo dirlo a mamma e papà…>>

Già. Mamma e papà. E come potevo dirgli che avevo ottenuto un colloquio per uno stage (non retribuito), in una cooperativa teatrale che aveva sede a Roma?! Nella mia mente riuscivo perfettamente a immaginarmi la scena. Ma la verità era che c’era solo una persona a cui avrei voluto dirlo subito, Lui, ma un pensiero mi frenò dallo scrivergli un messaggio “Non è il caso…”

<<Cos’è quel broncio?! Tranquilla, vedrai che capiranno!>> la battuta di mia sorella mi ridestò. Le sorrisi e feci finta di niente. Infondo era meglio farle credere che fossi preoccupata per come dare la notizia ai nostri genitori.

<<E noi che pensavamo che questa storia di Roma fosse finita…>>

Mia madre guardò mio padre in cerca di approvazione, ma lui si limitò a ricambiare lo sguardo e a tirare un sospiro, non di sollievo.

<<Lo sai che la gente normalmente se ne va dal proprio paese per venire a trovare lavoro qui a Milano?!>>

E come potevo non saperlo? Erano anni che me lo ripetevano. Con l’unica differenza che prima il riferimento era allo studio e non al lavoro. A diciannove anni decisi di trasferirmi a Roma per frequentare l’università. Una fuorisede in famiglia. A quale “nordico” sarebbe mai venuto in mente di trasferirsi “giù”?! Un vero colpo di genio, secondo i miei e secondo tutti gli amici e parenti che non ne vedevano l’utilità: <<Ci sono tante facoltà qui, e vengono ragazzi da tutta Italia per studiare a Milano. Che senso ha andare lì?!>>

Ma io il senso lo vedevo: indipendenza.

Potevo avere il mio erasmus nazionale ed essere a sole 4 ore di treno da casa (con gli anni e le migliorie delle ferrovie il tempo si è ridotto a sole 3 ore). Avrei iniziato a organizzare la mia vita in base ai miei orari e alle mie esigenze, senza dover rendere conto a nessuno. Avrei fatto un’esperienza fuori-casa che sicuramente mi avrebbe dato la possibilità di crescere, maturare, impegnarmi in qualcosa dandomi le mie proprie regole. Trovare un mio equilibrio.

Una volta laureatami alla triennale, tornai a Milano per iscrivermi a una laurea magistrale. Roma è una città molto cara e, non avendo trovato un lavoretto che mi permettesse di rimanere, decisi di non gravare ulteriormente sulle spalle dei miei i quali, nonostante non abbiamo mai capito questo mio desiderio di “espatriare”, non mi hanno mai impedito di prendere le mie scelte. Non mi impedirono quindi di partire.

Così inizialmente lasciai Milano per Roma e dopo, a malincuore, dovetti lasciare Roma per Milano. Ma l’ho sempre amata. E si sa, gli amori non si scordano.

Motivo per cui cerco sempre mille e più motivi per tornarci. Come questo stage.

<<Lo so che non sembra avere molto senso. Soprattutto perché gli stagisti vengono sfruttati e non pagati. Ma questa è un’occasione! Non ho mai lavorato prima, pensate che qualcuno decida di assumermi senza prima farmi fare un tirocinio? È una prova… e chissà che non possa andar bene!>>

In fondo da qualche parte bisogna pur cominciare. E il futuro per i neolaureati non si prospetta dei più rosei. I tempi sono cambiati. Di lavoro ce n’è poco e anche dove c’è, mancano i soldi per permettersi un dipendente in più. Così tanto vale, per le aziende o chi per loro, trovare manovalanza che costi poco o ancora meglio che costi zero. E gli studenti universitari che devono fare per forza un’esperienza lavorativa prima di concludere il proprio ciclo di studi, sono perfetti. Loro hanno bisogno, noi abbiamo bisogno. Meglio di così! E una volta cominciato, ci si ritrova catapultati in un mondo lavorativo, che raramente si è adeguatamente preparati per affrontare (perché, diciamocelo, l’università è tutto fumo e niente arrosto! Si studia molto ma si fa poco. Molta teoria e poca o niente pratica!). E forse è anche giusto così, perché come può un corso di studi prepararti per un lavoro che forse non troverai mai? Quanti sono i giovani che cercano il lavoro per cui hanno studiato tanto, e invece non trovano altro che due di picche? Tanti. E quanti sono invece i laureati che riescono a realizzarsi nel lavoro dei loro sogni? Pochi. Allettante come prospettiva. Ti viene voglia di andar via. Di fuggire verso terre più floride. Di provare nuove esperienze.

Ecco, io forse sarò un caso un po’ anomalo, visto che la mia fuga si limita al territorio nazionale, ma ho sempre calibrato il kilometraggio. Vado per step:  dopo Roma mi restano soltanto l’Europa, il Mondo e la Luna. Ma spero di non dover arrivare a tanto. Chi lo dice poi a mia mamma?!

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