Diario di una stagista fuori sede #2

Diario di una stagista fuori sede #2

<<Buongiorno! Accomodati pure, Carol sarà qui a breve… posso offrirti un caffè intanto?>>

Accettai, perché il nervosismo che avevo prima di entrare in quell’ufficio era svanito non appena Mariasole mi aprì la porta. Capelli biondi raccolti in una coda disordinata e grandi occhi verdi. Una ragazza minuta dai lineamenti dolci. Impossibile non notare subito quell’accenno di pancia, nonostante fosse in dolce attesa da poco più di tre mesi.

<<Come avrai notato presto avrò bisogno di aiuto qui in ufficio…>> e si accarezzò la pancia sorridendo.

Mi porse il caffè e iniziò a parlarmi della cooperativa. Una cooperativa di teatro, se così si può definire. Carol, l’attuale direttrice artistica, l’aveva fondata insieme ad altre tre amiche più di vent’anni fa. Ma dopo la morte prematura di una di queste, le altre due decisero di lasciare per dedicarsi ad altre passioni e C. rimase sola a mandare avanti la baracca.

Mariasole era la sua assistente. Mi raccontò di come negli anni C. fosse riuscita ad organizzare diversi festival nella città e di come questi riscuotessero grande successo. Ma anche se non me lo avesse detto, lo avrei facilmente capito da tutte le foto appese alle pareti: una carrellata di personaggi più o meno famosi che ogni giorno mostravano ad ospiti di passaggio la bravura di questa donna, che riusciva a mettere in piedi grandi rassegne. Per poterle realizzare, partecipava a bandi indetti dal comune, dalla regione e da altre fondazioni. Ma i tempi cambiano, le mode passano e i soldi cominciano a scarseggiare. In molti decidono di continuare a finanziare questi progetti, ma non si può pretendere che in periodo di crisi ci siano abbastanza soldi per tutti. Così si fa quel che si può. Ma C. non si è mai persa d’animo. Crede nel teatro, nella musica, nella danza. Crede nelle passioni che fanno scintille e accendono la vita e per questo non smette di lottare.

Tutto molto bello. “Ma è davvero questo il colloquio?! Non può essere così facile…” e ripenso a come la sera prima in hotel mi sia studiata blog, siti, riviste che consigliano come affrontare un colloquio nel migliore dei modi. Parlavano di come stringere la mano (non troppo forte e non troppo moscia!); di come parlare di sé (non essere egocentrica, ma umile!); delle persone con cui generalmente si affronta l’intervista (magari più di una, in base al numero dei collaboratori con cui dovrai lavorare!); e perfino delle eventuali domande da porre per farsi vedere interessati, attivi e attenti alla conversazione (ebbene si… si possono fare domande! Magari farsi rispiegare qualche passaggio non molto chiaro, tipo il ruolo da svolgere, se si potrebbero creare delle difficoltà e se si quali, ecc…). Insomma,  mi ero preparata! E invece Mariasole era stata così carina da mettermi subito a mio agio e così esaustiva da rendere pressoché inutile qualsiasi mio intervento. Come potevo differenziarmi dalla concorrenza?!

<<Scusami, non voglio farmi gli affari tuoi, ma posso chiederti come mai una ragazza di Milano vuole venire a Roma per fare uno stage?!>>

Eccola. La domanda che mi facevano sempre tutti. Ovviamente me l’aspettavo, ma mai avrei pensato che potesse essere il mio punto di forza. E così iniziai a parlare io: di quanto amassi questa città, di come ero alla ricerca di diverse possibilità per costruire il mio futuro e di come la mia fantastica famiglia appoggiasse qualsiasi mia decisione.

Poi il campanello suonò. Io e Mariasole restammo sedute mentre un altro collaboratore andò ad aprire la porta. Dal corridoio si sentirono dei saluti e delle risate poi C. entrò nella stanza con un ombrello gocciolante.  <<Scusate il ritardo, ma con la pioggia si è creato un traffico incredibile…>>

<<Allora ti chiamo in settimana. Noi dobbiamo incontrare un’altra ragazza, ma non nego che ci sei piaciuta molto.>>  mi disse Mariasole accompagnandomi alla porta. Certo non era una conferma ma uscì da quell’ufficio circa un’ora dopo esserci entrata con una contentezza e un’euforia inaspettate.

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