ZINGARI di Josef Koudelka.

ZINGARI di Josef Koudelka.

(Tutte le immagini incluse in questo articolo sono di proprietà di Josef Koudelka e sono qui riprodotte al solo fine di rappresentarne la produzione artistica).

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Fig. 1: ZINGARI, la monografia di Josef Koudelka pubblicata per la prima volta col nome ‘GITANS, La fin du voyage’ in Francia nel 1975.

Qualora ci si volesse addentrare nella fotografia di reportage, il libro ZINGARI di Josef Koudelka – per quanto non il primo esempio cronologico di questo tipo di produzione – con le sue 109 immagini selezionate per l’edizione definitiva, risulta essere fra i consigli più accorati sia dagli esperti che dagli amatori del genere. Rispetto alle prime 60 scelte nel 1970 a Praga, l’edizione attuale ritrae la vita di gruppi etnici Rom con cui Koudelka visse dal 1962 al 1971. Nell’immaginario del fotografo, ‘Cikáni’ (i.e. cecoslovacco per gitani) voleva raccontare la storia di un popolo nomade che, per caratteristiche descritte da egli stesso e da Will Guy (i.e. il curatore della monografia) come (lib.) “inconciliabili con il volere e le necessità dei popoli che li accoglievano”, non è mai stato benvenuto, né tanto meno si è mai integrato. Solo in Cecoslovacchia – paese natale di Koudelka – provarono ad accoglierli e farli lavorare per i proprietari terrieri locali, i quali però si lamentarono dell’inaffidabilità di tali collaboratori.

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Fig.2: Slovacchia, 1967.

Koudelka decise di seguire le vita di queste persone che negli anni divennero rapidamente suoi amici. Si dice che venisse sempre ospitato dai soggetti delle sue fotografia, spesso versando in condizioni economiche peggiori dei suoi ospiti, i quali lo trattavano con affetto in quanto si stupivano che potesse essere più povero di loro. Vi sono persino voci per cui trascorse notti all’addiaccio o sul pavimento degli uffici della Magnum Photos di cui era membro.

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Fig.3: Romania, 1968. È molto d’effetto il fatto che la pittura sulle parete sembri essere sangue.

Le fotografie ritraggono le persone che ha incontrato nel suo viaggio in Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Francia e Spagna – nei villaggi abitati dai Rom. Per sua ammissione, inizio a fotografarli in quanto ritrovava sé stesso nella loro musica e cultura, e per anni lo fece sempre con la stessa macchina fotografica e lo stesso obiettivo, dunque mantenendo costante il modulo visivo composto da angolo di ripresa e resa dell’immagine. I risultati sono infatti congrui fra loro e l’estetica è basata su di un forte contrasto. Tutto ciò su pellicole che gli furono “prestate” da amici, in quanto non poteva quasi mai permettersene l’acquisto, lo sviluppo o la stampa.

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Fig.4: Slovacchia, 1963.

Il libro è strutturato in modo da affiancare su due pagine contigue fotografie che possano dunque risultare in analogia o in contrasto fra loro, e da lasciare isolate fotografie che possano suscitare interesse anche da sole. Spesso al fianco di fotografie che ritraggono momenti di forte dolore (Fig.4) non vi è tanto una foto che mostri un malessere di simile entità od un momento di grande gioia, quanto più momenti di calore famigliare verso i figli o i coniugi che solo indirettamente dunque si coniughi al tema della prima foto, per enfatizzarne la presenza ed il sentimento di chi è quindi più legato alla causa del dolore.

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Fig.5: Slovacchia, 1967.

Non è però tanto il dolore, quanto più la vicinanza che i soggetti ritratti da Koudelka pongono fra loro ed oggetti/persone di loro interesse. Non sempre in presenza di un defunto, le fotografie di ZINGARI vogliono raccontare lo struggimento umano, quanto la dedizione – forse – di una parente anziana che vuole accompagnare la giovane dipartita secondo le tradizioni del suo popolo (e.g. le monete che vengono poste sugli occhi per pagare Caronte) (Fig.5).

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Fig.6: Slovacchia, 1966.

Forte è anche la presenza di molti elementi geometrici nel libro di Koudelka. Al fianco della quotidianità ritratta in molte sue fotografie, vi è molta attenzione a canoni compositivi quali la disposizione triangolare degli elementi d’interesse (Fig.4 e 6), la presenza di linee di forza indotte dal movimento o dalla postura delle persone ritratte (Fig.2 e 5) ed il forte contrasto fra soggetto e sfondo (i.e. ‘figure-to-ground ratio’) (Fig.3 e 7).

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Fig.7: Slovacchia, 1966.

ZINGARI risulta dunque una scelta così immediata per chi voglia consigliare un buon libro di fotografia e di reportage proprio per la commistione di capacità fotografica e narrativa di Koudelka. Le immagini sono piacevoli, ma difficilmente vacue. Le storie vengono raccontate senza censura, ma le immagini crude mai risultano fastidiose all’occhio. L’estetica resiste alla volontà di ricerca di verità, in quanto nasce da ‘egoistico’ desiderio di fotografare ciò che piace. Questa razionalizzazione riguardo quale possa essere stato il processo mentale può essere valida come spiegazione di cosa spinga la gente ad amare questo libro ed a ricordarne le immagini, vibranti di neri e bianchi senza compromessi.

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“I would like to see everything, to look at everything.”
Josef Koudelka

 

Bibliografia e fonti:

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