Charity Party. Intervista agli attori

Charity Party. Intervista agli attori

Manca pochissimo al debutto di Charity Party, lo spettacolo scritto da Vincenzo Onorato e diretto da Alessandro Onorato, prodotto dalle compagnie Avanzate Idee Teatrali e Birbanti, che andrà in scena nelle serate dell’1-2-3 marzo al Teatro Filodrammatici di Milano.

Charity Party è uno spettacolo divertente ma tutt’altro che superficiale.

Nascosti sotto la maschera dorata di una festa per la raccolta di fondi a beneficio degli immigrati, si intrecciano gli interessi di tutta l’élite del Paese, che vanno dal desiderio di apparire in società di una ex entraîneuse diventata marchesa, agli intrighi di senatori e cardinali che si assicurano, da un direttore di banca che deve loro la sua posizione, l’appoggio giusto per rivitalizzare una ex-società di Stato ormai bollita e ribollita.

Agli occhi di questa rispettabile rappresentanza dell’élite italiana, ça va sans dire, la condizione dell’immigrato non suscita alcuna vera compassione; altro non è che uno strumento dei giochi di potere, un fenomeno da baraccone che porta in scena una sofferenza umana che, spettacolarizzata, si svuota di ogni significato. L’immigrato non è più un uomo, ma un’occasione da sfruttare a servizio dell’avidità dei potenti.

 

Ma cerchiamo di saperne di più dalle voci di alcuni dei protagonisti.

Appena prima di una delle ultime, decisive, sessioni di prove, ho avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con gli attori Stefania Berno, Luigi Cice, Eleonora Braconaro e Umberto Galvan di Piedimonte, oltre che con il produttore esecutivo dei Birbanti Sabrina Anello.

 

Parliamo un po’ dei vostri personaggi

STEFANIA: <<Io interpreto la marchesa Francesca, non una vera nobile, ma un’arricchita grazie a un matrimonio conveniente. E’ una donna molto viziata, esagerata e teatrale in ogni atteggiamento.

Organizzare il party, per lei, ha la vitale importanza di un’operazione di immagine. Nemmeno le sue amiche, che la assistono, hanno interessi umanitari; sono piuttosto spinte da un tornaconto economico.>>

 

LUIGI, invece, interpreta il maggiordomo della marchesa, Vincenzo, da lei ereditato insieme al patrimonio del marito.

<<Il mio atteggiamento è sempre servile, ma sono un maggiordomo (sottolinea efficacemente Luigi con accento napoletano verace) “sfastidiato”, perché costretto a subire i capricci e gli scatti d’ira della marchesa e ad esserle sottoposto, nonostante la posizione sociale di questa non sia certo dovuta al suo sangue nobile.>>

<<C’è da dire che nemmeno il mio personaggio, però, si discosta dagli atteggiamenti che caratterizzano tutti in questo spettacolo: anche lui, non appena ha l’occasione di trovarsi in una posizione di vantaggio, non si fa scrupoli ad approfittarne e sopraffare il più debole.>>

 

ELEONORA: <<Sì, vale per tutti: anche il mio personaggio, Diletta Barbieri, che dovrebbe essere l’amica più fidata della marchesa, agisce in realtà per interesse, come emerge nelle scene nel bagno…>>

 

<<Il bagno>>, mi spiega SABRINA, <<è lo spazio dove tutti gli altarini vengono a galla, i protagonisti si mostrano nella loro essenza, che è poi la loro bassezza.>>

<<L’altro spazio principale è il salotto, dove si organizza il charity party con l’aiuto della fondazione a scopo benefico “For black Africans”: si contatta la rock star del momento, si fa di tutto per renderla una festa spettacolare, ma l’idea di dare un aiuto concreto ai migranti è solo il pretesto per apparire in società e portare avanti il proprio interesse.>>

<<Lo scopo del party non è nemmeno la convivialità. Questo aspetto è sottolineato da alcune scelte scenografiche: in salotto i personaggi siedono schierati in fila, non in semicerchio, ognuno racchiuso nel suo, ognuno lungo il proprio binario. I legami tra loro sono sempre, più o meno nascostamente, verticali. Sono, cioè, rapporti clientelari: mai autentici, mai affettivi.>>

 

Del resto, la legge della sopraffazione, soprattutto la legge del denaro non lo permette e i protagonisti non la mettono mai in discussione, perfettamente inseriti nella farsa, consapevoli che vince chi conosce meglio le regole del gioco e ha più pedine da muovere. Chi, cioè, ha fatto più favori alla gente giusta nelle posizioni giuste.

 

La parola a UMBERTO, che interpreta ben due personaggi: <<Uno è un principe, il classico debosciato nato ricco al quale non interessa nulla, tanto che non presenzierà al party; l’altro è un senatore che, portando avanti interessi di qualcuno sopra di lui, tesserà una trama di giochi di potere.

Durante il party, ma appena dietro le quinte della sua sontuosità accecante, nel bagno (non a caso) emerge prepotentemente ciò che non si può mostrare in società: il bieco opportunismo di tutti.

Non si salva nessuno: sono coinvolte personalità provenienti da politica, industria, banche, Chiesa…>>

 

Insomma, non ci sono eroi. E chi non prende parte attiva in queste dinamiche è un ingenuo, non un ribelle; se non partecipa, è perché non sa giocare. Nessuno, infatti, appare fermato da un moto di coscienza…

 

<<Esatto.>>, interviene STEFANIA, <<E’ uno spaccato del giorno d’oggi, un grande affresco a tinte fosche. E’ una black comedy: uno spettacolo sì divertente ma, come si vede, le provocazioni e gli spunti di riflessione sono molti.

Non è facile accettarlo ma, per molti aspetti, non si può far altro che identificarsi. Nessuno può dirsi assolutamente estraneo alla mentalità opportunistica che accomuna questi personaggi.>>

 

<<Inoltre>>, aggiunge VINCENZO, <<è impossibile non riconoscersi nell’abitudine alla spettacolarizzazione, all’esposizione di un’immagine dorata che serva da specchietto per le allodole. Va bene qualunque facile distrazione, pur di non scendere mai troppo in profondità.>>

 

E per quanto riguarda il cast? Come vi siete trovati nel gruppo?

 

STEFANIA: <<Molte persone, provenienti dalla compagnia dei Birbanti, avevano già lavorato insieme; ciononostante sono stata accolta subito a braccia aperte. Mi ha stupito l’assenza di malizia, di protagonismo. Al contrario, sono rimasta colpita da tanta collaborazione e gentilezza.>>

 

Molto diverso da ciò che mettete in scena…

Avete avuto difficoltà ad entrare nei personaggi?

 

STEFANIA: <<Io mi diverto molto a esagerare, calcare tanto… anzi addirittura ho subito contenimenti!>>

 

ELEONORA: <<Sì, per quanto mi riguarda non è stato immediato, sono panni scomodi perché il mio è un personaggio molto bieco. Sono tutti un po’ sopra le righe, ma bisogna dire che è meno irrealistico di quanto vorremmo, purtroppo esiste tanta gente così.>>

<<D’altra parte, come Stefania, vorrei anch’io omaggiare il cast. Ho iniziato a provare più tardi rispetto agli altri, in uno spettacolo che è stato montato velocemente, tra le sei e le otto settimane. Tuttavia, ho sentito subito tanto affiatamento e la preparazione di tutti mi ha stimolato a lavorare per essere alla loro altezza. C’è stata grande fiducia: mi hanno lasciato aperte le porte di questo treno, sono salita e ho corso con loro.>>

 

Purtroppo è già arrivato il momento di salutare gli attori, stanno per ricominciare le prove e devono prepararsi.

In questo breve tempo sono decisamente riusciti a coinvolgerci, ma l’unico modo per soddisfare tutte le curiosità che rimangono su uno spettacolo tanto ricco di spunti è seguirli a teatro.

Li ritroveremo fra poco, sul palco, pronti a dare il massimo.

L’appuntamento, lo ripetiamo, è per i giorni 1-2-3 marzo alle 20.30, al Teatro dei Filodrammatici di Milano.

 

E gira già voce che vorrebbero portarlo in tournée…

 

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