Elena o Non Elena: questo è il problema

Elena o Non Elena: questo è il problema

La sera di venerdì 1 dicembre ha avuto luogo l’ultima rappresentazione di “Elena” del tragediografo greco Euripide, della stagione 2017/2018 della compagnia KERKÍS – TEATRO ANTICO IN SCENA.

Ma non c’è da preoccuparsi! Ormai “Elena” è entrato a far parte del repertorio della compagnia e sicuramente verrà riproposto l’anno prossimo.

Alla base dell’intreccio del dramma c’è una variante paradossale del mito di Elena: la donna per cui Greci e Troiani combatterono una guerra decennale, sarebbe stata solo un fantasma, un doppio identico a Elena ma fatto di aria e capace di ingannare tutto e tutti.

“Ma Era non sopportò la sconfitta, e fece svanire nel nulla ad Alessandro il possesso del mio corpo: al figlio del re Priamo non diede infatti la mia persona, ma un fantasma dotato di respiro, fatto con un pezzo di cielo e simile in tutto a me; lui credeva di avermi, ma non mi aveva, aveva solo un vuoto miraggio”.

Intorno a questo intreccio si sviluppa il rovesciamento di una tradizione poetica che attribuiva a Elena il paradigma della seduzione, dell’adulterio, di un eros funesto e distruttivo, mentre con Euripide, si trasforma in sposa fedele e innamorata.
Euripide volle porre l’accento sulla conflittualità interiore di Elena che la porta alla lacerazione, sulla dissociazione tra la fama pessima che la circonda e la sua condizione effettiva.

Si contrappongono quindi il doppio creato dagli dei, che con il suo adulterio infrange i codici morali dominanti, e l’Elena reale, che invece incarna l’ideale di fedeltà coniugale e di eros monogamico: due entità distinte e separate che non giungono mai in contatto. Tuttavia Elena è comunque coinvolta nello sdoppiamento.
Infatti, nella “civiltà della vergogna”, l’individuo attribuisce un valore di realtà oggettiva all’opinione che gli altri hanno di sé: la fama è una parte della persona.

Questa concezione quasi pirandelliana che include dentro una sola persona diverse maschere, attribuite anche dalla società, porta Elena a soffrire violentemente della sua pessima fama di donna adultera, causa di una lunghissima guerra: la sente come parte di un sé artificialmente scisso.

Pur essendo il fantasma un’entità esterna creata dal capriccio divino, nella tragedia viene rivissuto nei termini di alienazione e scissione di sé.
La tragedia euripidea attacca il principio di identità presentando un’eroina divisa fra la sua fama e la sua essenza.

Proprio all’inizio del testo, ai versi 42-43, Elena afferma:

“L’oggetto della difesa dei Troiani, il trofeo per cui combattevano i Greci, non ero io, era solo il mio nome”

“Φρυγῶν δ’ ἐς ἀλκὴν προυτέθην ἐγὼ μὲν οὔ, τὸ δ’ ὄvομα τοὐμόν, ἆθλον Ἕλλησιν δορός.”

Nonostante questo piccolo approfondimento sul paradosso filosofico del rapporto nome/realtà e dell’apparenza ingannevole, non voglio svelare di più sulla trama…
Ci penserà KERKÍS – TEATRO ANTICO IN SCENA.

A tal proposito, questa associazione relativamente giovane merita senz’altro una parentesi di approfondimento. Forse non tutti sanno che, adiacente alla Chiesa di San Lorenzo di Milano, in corso di Porta Ticinese 45, è situato un piccolo teatro di 150 posti, utilizzato proprio dalla compagnia KERKÍS. L’Associazione viene fondata nel 2011 da un gruppo di docenti, studenti ed ex studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il suo fine è quello di promuovere la messinscena di spettacoli della tradizione classica greca e latina e di eventuali loro successive rielaborazioni, senza dimenticare anche altri aspetti performativi creati dalla cultura antica (il mimo, il dialogo filosofico, la narrazione, l’epica e l’oratoria). Per altre informazioni o per le date degli spettacoli vi invito a consultare il loro sito.

La proposta di Kerkís per “ELENA” parte innanzitutto da una scenografia essenziale, curata da Dino Serra, che ci riporta subito in Egitto attraverso pochi elementi chiave: i geroglifici su una lastra di papiro e le porte del palazzo del re Proteo. Il tutto è accompagnato dal ritmo irrompente della fisarmonica di Samuele Francesco Mazza e dal melodioso pianoforte di Angelica Minetto, che accompagna la soprano Micol Pisanu e il tenore Mirto Milani.

Nel ruolo di Elena abbiamo visto Chiara Arrigoni, con un’intensità straordinaria in grado di portarci immediatamente a contatto con la profonda lacerazione della protagonista, accompagnata da Stefano Rovelli nel ruolo di Menelao. Sulla scena è quasi sempre presente il coro di cinque ragazze che, come nell’antica Grecia, sono coinvolte a 360 gradi nell’intreccio con il canto, la danza, il testo e le azioni.

Altri sono i personaggi e i meravigliosi attori che li interpretano… ma non voglio svelarvi troppo! E infine un grande merito alla professoressa Elisabetta Matelli, responsabile della direzione drammaturgica e al mitico Christian Poggioni, direttore artistico e regista, affiancati da Eri Çakalli nell’assistenza alla regia e dai costumisti Elena Adamou e Salvatore Averzano.

Insomma… ancora una volta, Kerkís si presenta al pubblico come una compagnia che riesce davvero e fino in fondo a far rivivere anche oggi, un tempo ormai molto lontano dall’Antica Grecia o dall’antica Roma, le opere teatrali che ci hanno lasciato queste due grandiose civiltà. Ogni volta che portano in scena un testo, sorprendono il pubblico facendo emergere temi di un’antica civiltà che in realtà è ancora presente, viva, attuale e dinamica, che costituisce le nostre radici, quelle di una società contemporanea che ancora si può rispecchiare nei temi che venivano espressi sul palcoscenico molti secoli fa, anche nel 412 a.C., la data della prima rappresentazione di Elena. Per questo concluderei con un motto che è entrato nello “slang” di Kerkís: ANTICO A CHI?!

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