Amore e cassa in quarti: COSMO ha vinto (anche al Forum)

Amore e cassa in quarti: COSMO ha vinto (anche al Forum)

Ci sono artisti che ad un certo punto della loro carriera tentano il passo più lungo della gamba e cadono, perdono credibilità ed intensità, artisti che si snaturano cercando di apparire quello che non sono, che commettono errori di scelta musicale e crollano, perdono e spariscono.

Questo è quello che si pensava di Marco Jacopo Bianchi, in arte Cosmo, prima del concerto di sabato scorso al Forum di Assago, parlando con appassionati e non del genere, in molti esprimevano perplessità sulla reale capacità del nostro di riuscire a riempire davvero un palazzetto del genere e di mantenere un livello di performance alto; beh tutti si sbagliavano alla grande.

La musica di Cosmo è qualcosa di raro nel panorama italiano, un’unione di cantautorato e cassa in quarti che va contro le logiche a cui siamo abituati, riuscendo ad avvicinare al mondo del clubbing anche persone meno interessate al genere e strizzando contemporaneamente l’occhio ai puristi dell’elettronica, riuscendo a portare 10.000 persone ad emozionarsi per 3 ore di fila.

La serata inizia con il collettivo Ivreatronic e con Myss Keta, che scaldano per bene l’atmosfera, preparando la folla all’inizio del concerto tanto atteso, unica data del 2019.

Si inizia subito forte con “Cazzate”, e con i visual curati da Pfafinderei, studio berlinese che segue nei live gente come Paul Kalkbrenner e Moderat, che fanno capire come Cosmo abbia deciso di alzare l’asticella, per proporre un live di qualità assoluta ai fan accorsi in totale adorazione.

Si prosegue con una girandola di emozioni che ripercorre buona parte dei pezzi prodotti nel corso degli anni dall’artista di Ivrea, passando da “Le Voci” a “Le cose più rare” fino ad arrivare a “Sei la mia città“, passando per il pezzo a nostro avviso più emozionante della serata, ovvero “Dicembre“, interpretato da Marco con grande trasporto.

Pazienza se alla fine de “L’amore” compare un mega visual con scritto MDMA, alla fine di quello si parla nella canzone, che Cosmo decide di chiudere con la frase “Non vorrei che scendesse con la luce del giorno”, non lasciando spazio ad interpretazioni diverse.

Nel mezzo anche tantissimi ospiti, da Marracash ad Achille Lauro, per finire con Calcutta, che fa di tutto per bloccare il campione de “L’ultima festa”, toccando a caso i synth usati per il live.

Insomma,arriviamo alla fine del concerto emozionati e grati per questa ventata di freschezza e carica portata nella musica italiana, arriviamo grati per i messaggi che Marco vuole mandare al suo pubblico, tramite monologhi durante gli intermezzi tra un pezzo e l’altro; per dirla con le sue parole “Abbiamo bisogno di sicurezza, non di controllo, il mondo non è della finanza, nè dei fascisti. Dobbiamo aprire i porti, dobbiamo aprire le gambe”.

Grazie Marco, in periodi bui come questi, con il terribile puzzo di odio per il diverso che viene fomentato giorno dopo giorno dalle stesse istituzioni, abbiamo bisogno di messaggi del genere, gli artisti devono poter dire la loro su questi temi, senza paura.

Music always

 

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