Il Bacio

Il Bacio

 

Ci sono delle cose che non si possono dire che con un abbraccio… perché le cose più profonde e più pure forse non escono dall’anima finché un bacio non le invoca

(Maurice Maeterlinck)

Questa è la storia di come un ideale, più di centocinquant’anni fa, si fece icona agli occhi di un popolo.

Francesco Hayez dipinse “Il bacio, episodio della giovinezza, costumi del secolo XIV” nel 1859 su commissione del Conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto, il quale gli chiese di fissare sulla tela le speranze risorgimentali legate alla recente alleanza francese con il Regno di Sardegna.

L’intento politico è chiaro fin dalle premesse della realizzazione dell’opera, tuttavia la popolarità de “Il bacio” è data anche dalla straordinaria naturalezza del gesto d’amore in essa rappresentato.

Il Bacio
Il Bacio

In quello che sembra essere l’androne di un castello, Hayez raffigura due giovani vestiti con abiti medievali nell’atto di scambiasi un frugale bacio.

Il tema della precarietà si sviluppa attraverso diversi elementi compositivi tra i quali riconosciamo: il piede di lui, già posato sullo scalino, la presenza del coltello riposto nella fondina della sua cintura e la figura misteriosa che incombe sulla sinistra dell’opera.

Questa arcana sagoma, relegata nell’angolo più oscuro del quadro, ha suscitato diverse interpretazioni. Da un lato c’è chi ha inteso potesse trattarsi di una spia, nell’atto di osservare furtivamente i due giovani, dall’altro c’è chi ha pensato potesse trattarsi di una domestica di passaggio nel maniero. Entrambe le interpretazioni hanno in comune quella che, a parer mio, è raison d’etre della figura nella composizione: rappresentare graficamente la minaccia alla quale i protagonisti si espongono, in nome dell’amore (per la patria). Meno convincente mi sembra essere, invece, l’interpretazione di un cospiratore in attesa che il compagno si congedi dalla amata. Poco probabile, dal momento che la postura del giovane suggerisce, a chi lo osserva, una possibile fuga in direzione opposta a quella dove lo attenderebbe l’amico.

In effetti, nulla sembra essere lasciato al caso nella organizzazione della tela. Hayez pone i due protagonisti al centro di uno ambiente neutro, rigidamente progettato allo scopo di esaltarne i gesti. I muri chiari e spogli degli arazzi, infatti, magnificano l’accesa cromia degli abiti degli amanti, mentre la loro architettura evidenzia la perfetta simmetria dell’asse sul quale si centrano le figure. 

La dolcezza con cui è ritratta l’effusione esalta la drammaticità del gesto di commiato.

La situazione allude chiaramente all’addio del patriota italiano eppure l’opera è così ben organizzata da non temere alcuna censura. Gli abiti appartengono ad un’epoca lontana, i volti sono coperti dal cappello piumato e non possono ricordare o riferirsi ad alcuna figura di spicco dei circoli patriottici Milanesi, nemmeno l’ambientazione può dare adito ad una critica politica: eppure si tratta di uno dei più chiari e famosi “inni olio su tela all’Italia Unità.

Dobbiamo tenere in considerazione che agli occhi dei contemporanei Hayez era già un pittore politicamente schierato. La sua Meditazione, del 1851, era già stata citata presso testate di satira e propaganda nazionale come iconografia della patria docile e sofferente a causa dei soprusi stranieri. Lo sguardo di chi osservava per la prima volta l’opera non poteva dunque non cogliere la valenza metaforica dei colori della tela, il rosso della calzamaglia di lui e il celeste dell’abito di lei, quali simboli del tricolore francese. La Francia sposava, dunque, con un bacio frugale quanto passionale la “Causa italiana”.

Nella terza versione dell’opera,  presentata all’Esposizione Universale di Parigi del 1867,  l’introduzione di un lenzuolo bianco steso a terra sui gradini e il colore verde con il quale viene dipinto l’interno del mantello del giovane enfatizzano ancora di più il tema del tricolore delle due nazioni.

 

La valenza universale degli ideali trasmessi da questo capolavoro è ravvisabile in alcune opere di carattere risorgimentale quali “Triste presentimento” di Induno e “Una triste Novella” di  Giuseppe Reina.

 

 

Il bacio” avvia un nuovo soggetto iconografico ripreso con valenze e significati diversi da numerosi artisti a cavallo tra Ottocento e Novecento; anche il cinema con Luchino Visconti volle ricordarlo attraverso la costruzione scenica del bacio nel film Senso del 1954.

 

Claire

Opere:

(“Il bacio”, Francesco Hayez, Milano Pinacoteca di Brera, olio su tela 112x88cm)

(“Triste presentimento” Gerolamo Induno,Milano Pinacoteca di Brera, olio su una tela,  67×86 cm)

(“Una triste novella” Giuseppe Reina,1862)

Fonti:
I luoghi dell’arte, Electa
Itinerario nell’arte, Zanichelli

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